Il nuovo oppio del popolo
 

La cultura, come oggi il Potere la intende e come i sudditi hanno accettato che sia, non è più conoscenza, ma solo un raffinato strumento per ottundere le coscienze e renderle conniventi con il mondo così com’è. Ed è questo il nuovo «oppio del popolo», che viene elargito a piene mani per trasformare la gente in giocondi lotofagi.
Quanti sono gli italiani che vivono di «cultura»? Sono milioni, ben piazzati nelle scuole di ogni ordine e grado, nei giornali, nell’editoria, nello spettacolo, nella televisione, nelle radio, nei blog, nei musei, nei festival, negli assessorati alla cultura, nel turismo, nella pubblicità.
“Ecco la più grande «fabbrica» del Paese, pur se privi di qualsivoglia identità collettiva. Un gran giro di soldi, un gran giro di chiacchiere. Ma al di là del peso economico, non sarà che il sistema di cui facciamo parte – di cui siamo complici – si serve di questo eccesso di cultura anche per distrarci dal concreto agire collettivo, intontendoci di parole, immagini, suoni? Non è certo di questa cultura spettacolarizzata e manipolata che abbiamo bisogno, ma di una cultura critica che sappia guardare al mondo con lucidità e, soprattutto, con l’aspirazione a farsi corpo, azione. Una cultura, o meglio una pluralità di culture, che sappia disintossicarsi dai ricatti e dalle lusinghe del Potere per capire e, di conseguenza, per fare”.
Di tutto questo e altro scrive Goffredo Fofi nel suo ultimo libro “L’oppio del popolo” Eleuthera edizioni.

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