Turismo pugliese, le bugie dell’house sharing

Federalberghi Puglia torna ad mettere in luce il fenomeno dell’abusivismo ricettivo e in particolare Airbnb, multinazionale dell’affitto breve. A giudizio del presidente Francesco Caizzi la società estera: “Prova a blandire i territori ma i ricavi miliardari generati da centinaia di migliaia di alloggi destinati agli affitti brevi sfuggono ad ogni prelievo, grazie alla connivenza dei loro portali come Airbnb”.
Secondo l’organizzazione degli albergatori Airbnb ha fatto sapere che “nel 2018 il suo impatto economico su Bari è stato di oltre 3 milioni di euro, con 42 mila visitatori che hanno soggiornato attraverso l’ospitalità in casa”. I dati sono stati diffusi in occasione della convention barese della community degli host di casa, “questi numeri (non legalmente certificati né confutabili) – rileva Federalberghi – sono diffusi con cautela e avvolti nella bambagia sociale dell’house sharing”.
Federalberghi aggiunge: “Per l’economia turistica della città, questi numeri prodotti da 1.146 annunci online, hanno portato almeno 50 posti di lavoro in meno, oltre 300 mila euro di mancato gettito Iva, evasione fiscale (Irpef, Tarsu, canone Rai, ecc.), concorrenza sleale e turbativa di mercato”.
E poi, con una proiezione sull’intero territorio della Puglia, “nel 2018 Airbnb ha prodotto 99 milioni di fatturato con circa 38 mila annunci, portando almeno 1.650 posti di lavoro in meno, quasi 10 milioni di mancato gettito Iva ed evasione fiscale diffusa”.
Caizzi sottolinea che: “Questi dati, diffusi da loro e che secondo le ricerche annuali del Centro studi di Federalberghi sarebbero di gran lunga sottostimati, sono vergognosi e ci riportano a un’amara realtà, quella di un segmento importante per Bari e la Puglia che subisce la piaga dell’abusivismo ricettivo. Ci sono stati negli ultimi anni importanti investimenti nella promozione turistica della Regione, ne abbiamo festeggiato gli effetti, che sono però sfuggiti a qualsiasi controllo, portando evidente squilibrio in termini di ricadute sul sistema economico derivante dalla situazione d’irregolarità legata al sommerso”.
“La ricerca della Federalberghi – prosegue Caizzi – fa emergere anche con dati reali le bugie dell’house sharing. Non è vero che si tratta di alloggi condivisi, perché, per esempio, nell’agosto 2019 l’80 per cento degli annunci è riferito ad appartamenti interi, dove non abita nessuno. Non si tratta di piccoli redditi integrativi, perché nello stesso periodo il 65,2% degli annunci è pubblicato da host che gestiscono più di un alloggio. Non è vero che siamo di fronte ad attività occasionali, perché il 59,8% degli alloggi è in vendita per oltre sei mesi all’anno”.
“Questi host della community Airbnb – sostiene Caizzi – stanno esercitando una vera e propria attività in nero a Bari. Questi signori si sono arricchiti indebitamente alle spalle degli operatori onesti (concorrenza sleale), dei lavoratori (lavoro nero), dello Stato (evasione fiscale), della comunità locale (pressione sul mercato dell’edilizia abitativa, spopolamento dei centri storici, evasione dell’imposta di soggiorno e degli altri tributi locali) e, spesso, hanno messo a rischio la sicurezza dei turisti (mancato rispetto delle norme di igiene e sicurezza). Nel contempo sono stati chiusi due alberghi i cui proprietari hanno ritenuto più redditizia la speculazione edilizia rispetto all’impresa ricettiva”.

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