Mafia, 58 arresti tra Puglia Lazio e Basilicata

Sono 58 i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare emessi dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Le accuse contestate a vario titolo sono: associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto di armi anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione, turbativa d’asta. Le persone sono ritenuti capi e affiliati al gruppo criminale D’Abramo – Sforza di Altamura, in provincia di Bari.
Le indagini condotte dagli uomini del nucleo investigativo di Bari mentre l’operazione – che ha coinvolto le città di Bari, Altamura, Foggia, Cerignola, Matera, Lecce e Roma – ha visto la collaborazione dei militari dei reparti speciali dei cacciatori di Puglia, sesto nucleo di Bari e delle unità cinofile.
Eseguito il sequestro di quattro immobili, un esercizio commerciale del valore complessivo di oltre due milioni di euro, nonché due autovetture di grossa cilindrata. Nel corso dell’indagine, i carabinieri avevano già recuperato un considerevole quantitativo di droga pari a circa 5 kg di cocaina, 9 kg di marijuana e 16 kg di hashish.
L’operazione è frutto di un’indagine avviata nel 2017 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, sviluppata mediante servizi di osservazione e pedinamento effettuati sul territorio, accompagnati da attività tecniche d’intercettazione telefonica ed ambientale. Ha portato inoltre all’identificazione dei mandanti e degli esecutori materiali dell’omicidio e della soppressione del cadavere di Angelo Popolizio, scomparso ad Altamura il 7 agosto 2014 e due tentativi di omicidio.
Nell’ambito dell’inchiesta è emerso, altresì, come un imprenditore edile altamurano, responsabile della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori di costruzione del ‘Centro di ristorazione sociale per persone disagiate’ in Gioia del Colle – danneggiato, nell’anno 2016, da un incendio doloso occorso a pochi giorni dalla sua inaugurazione e successivamente impegnato con la sua impresa nella realizzazione di alloggi di edilizia popolare in Grumo Appula – fosse rimasto vittima, in entrambi i casi, di estorsioni (non denunciate) da parte della criminalità locale e costretto ad assumere personale per ottenere ‘protezione’. Inoltre, l’imprenditore si è reso responsabile della corruzione di un funzionario amministrativo in servizio alla Regione Puglia, per accelerare l’emissione dei mandati di pagamento.
Il dipendente regionale nel 2016, in cambio di favori sui mandati di pagamento da parte della Regione all’impresa altamurana che stava realizzando case popolari a Grumo Appula, avrebbe ottenuto un’automobile e lavori di ristrutturazione in casa.

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