Quella vertenza tra Inps, Ospedale Miulli e Banca Popolare di Bari

“Sulla base di pareri legali la Banca ha titolo a richiedere al Miulli la restituzione dell’intero ammontare corrisposto all’Inps. Al 31 dicembre 2018 la Banca rileva un’esposizione verso l’Ente pari a 31,2 milioni di euro di cui euro 26,7 milioni riconducibili al credito per la restituzione di quanto corrisposto all’Inps (41,7 milioni) al netto dei 15 milioni di euro ottenuti a seguito del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo in favore della Banca”. Parole che si leggono in un incarto sul contenzioso tra Inps e Ospedale Miulli e Banca Popolare di Bari.
Vertenza che inizia il 25 agosto 2010 allorché l’Ente ecclesiastico ospedale generale Francesco Miulli cede, pro solvendo, alla Banca le spettanze ottenute dall’Inps. Somma di 32 milioni di euro più interessi. Trattasi del rimborso per gli sgravi contributivi, richiesti dai vertici del Miulli, inerenti le aziende operanti nelle regioni del sud Italia.
La sussistenza del credito, oggetto della causa fra Inps e Miulli, viene confermata dal Tribunale di Bari il 28 dicembre 2007 e ribadita dalla Corte di Appello il 29 luglio 2010.
L’Inps però ricorre alla Corte di Cassazione. In attesa della decisione giudiziale la Banca e il Miulli avviano la procedura esecutiva contro Inps, che si oppone.
È il 20 marzo 2012 quando il Giudice assegna alla Banca il credito nella misura di 41,7 milioni di euro. All’atto dell’incasso l’Istituto bancario pugliese retrocede la cifra al Miulli.
Sopraggiunge il 16 aprile 2012. La Cassazione, accogliendo la domanda dell’Inps, elimina la sentenza della Corte di Appello di Bari e dichiara “…non dovute dall’Inps al Miulli le somme rivenienti dai crediti alla restituzione degli sgravi contributivi”.
Di fatto si decreta la soccombenza del Miulli “ancorché manchi – sostengono i legali del sodalizio ecclesiastico facente capo alla Diocesi di Altamura Gravina Acquaviva delle Fonti – nel dispositivo della Cassazione una formale condanna alla restituzione a carico del Miulli”.
In data 20 luglio 2012 gli avvocati dell’Inps promuovono contro la Banca Popolare di Bari impugnazione per il recupero dell’importo anticipato. Ma il 13 maggio 2013 il Giudice rigetta la richiesta.
Inps non si arrende e va in Corte d’Appello. I magistrati sanciscono le ragioni della Banca.
Nel frattempo il Miulli chiede la revoca della sentenza della Corte di Cassazione emessa il 16 aprile 2012. Motivo? Contesta il mancato rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea e l’illegittimità della pronuncia della Cassazione sotto il profilo comunitario. Richiesta che non viene accolta.
A metà anno 2016 Inps deposita ricorso in Cassazione contro il verdetto della Corte d’Appello di Bari che aveva reiterato il provvedimento del Tribunale barese pubblicato il 13 maggio 2013.
La Banca a sua volta notifica la contropetizione e, altresì, il 2 gennaio 2017 presenta “…opposizione autonoma davanti la sezione Lavoro del Tribunale di Bari finalizzata a chiedere l’accertamento negativo del credito vantato dall’Inps nei confronti della Banca Popolare di Bari”.
Inoltre sollecita, in via subordinata, che venga dichiarato il diritto alla restituzione integrale, da parte del Miulli, del denaro che la stessa Banca dovesse essere costretta a corrispondere all’Inps, e che si accerti la natura privilegiata del proprio credito eventuale nei confronti del Miulli.
Tale questione è nelle stanze della Sezione civile del Tribunale di Bari, udienza fissata al 26 febbraio 2020.
Il 21 dicembre 2016 Inps invia alla Banca interpello con cui esige dalla Corte di Appello di Bari che venga riconosciuto il diritto alla restituzione dei milioni di euro a suo tempo versati alla Banca.
I giudici si riuniscono il 16 febbraio 2017 e decidono per la condanna della Banca al pagamento di euro 41,7 milioni di euro, oltre interessi dal dicembre 2016.
Sentenza impugnata, in Cassazione, da Banca Popolare di Bari che rileva “omessa considerazione della pendenza di altri due giudizi promossi in precedenza rispetto a quello incardinato nella stessa Corte d’Appello di Bari”. La medesima deliberazione è stata oggetto di ricorso in Cassazione da parte dell’Inps. Di conseguenza il controricorso della Banca.
Nelle more, Banca Popolare di Bari onde evitare l’esecuzione e con ogni opportuna riserva di gravame, provvedeva a pagare all’Inps 41,7 milioni di euro.
In seguito la Banca ottiene decreto ingiuntivo a carico dell’Ente ecclesiastico Miulli per l’esborso di 41,7 milioni a fronte del pagamento effettuato nelle casse dell’Inps giusta sentenza della Corte di Appello di Bari.
La prima settimana di dicembre 2017 il Miulli corrisponde alla Banca circa 15 milioni di euro.
A tutt’oggi, ottobre 2019, tra udienze di comparizione e nuovi giudici e conclusioni delle parti e “il Tribunale, in persona del Presidente, si è riservato la decisione” la diatriba giudiziaria con protagonisti Inps, Ospedale Miulli e Banca Popolare di Bari si avvia a conclusione?
Ah, saperlo.

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