Pappadai, opera idraulica più costosa e dimenticata della Puglia

Nelle stanze del potere regionale compare all’improvviso la diga Pappadai. I rappresentanti di Acquedotto Pugliese S.p.A. e l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Giannini hanno disertato l’audizione nella Commissione Ambiente promossa dal consigliere Francesca Franzoso (Forza Italia).
Al centro dell’istanza il futuro dell’opera idraulica. Fondamentale il ruolo di Acquedotto pugliese, 100% proprietà della Regione Puglia, titolare della costruzione dell’impianto di affinamento del sistema acquifero Gennarini-Bellavista. Quest’ultimo dovrà servire la fabbrica siderurgica Arcelor Mittal di Taranto.
Di conseguenza si libereranno dal bacino del Sinni (Basilicata) ben 15 milioni di metri cubi d’acqua necessari per riempire lo sbarramento del Pappadai e quindi procedere al collaudo che abiliti finalmente l’esercizio della diga.
”Necessaria la presenza dell’assessore Giannini – rileva Franzoso – per capire se la volontà della Giunta regionale è quella di sbloccare l’opera per risolvere la carenza idrica delle province di Taranto Brindisi e Lecce. Per questo abbiamo reiterato la domanda di ascolto”.
Molti anni indietro nel tempo politico e burocratico di Apulia: dal 1982 ad oggi, ottobre 2019, lo sperpero di pubblico denaro ammonterebbe a 262 milioni di euro. Riversato nel progetto e realizzazione della diga Pappadai. Mai entrata in funzione.
Si trova in località Monteparano, provincia di Taranto, ex feudo del Barone Francesco Antonio Pappadà.
La gestione dell’invaso è in capo al Consorzio speciale per bonifica di Arneo, dal 2011 commissariato – insieme ai Consorzi Terre d’Apulia e Li Foggi e Stornara e Tara – dalla Giunta regionale.
Il Commissario straordinario Giuseppe Antonio Stanco nella relazione inviata alla Giunta regionale pugliese si occupa della mega struttura Pappadai.
Scrive: “Invaso completato, ci sono spese di vigilanza e quelle per collaudazione sperimentale che hanno comportato operazioni di riempimento e svuotamento della diga… Per affidamento invaso al Consorzio occorre vi sia concorso con altri soggetti nelle spese di gestione, nel rispetto del programma fondativo”.
Dunque un’opera dispendiosa, senza un concessionario o gestore definitivo, in balìa dell’inutile attesa a fronte delle chimeriche scelte politiche nazionali e locali.
Barriera idraulica non ultimata che si rintraccia nella Sagra brindisina, marzo 2015, del programma illustrato da Michele Emiliano candidato Pd a presidente della Regione Puglia ed eletto (dal 2005 al 2015 il Pd con Sel ha gestito la Regione), al capitolo Idee: “ Messa in funzione della Diga Pappadai”.
Programma di irrigazione fondato sull’accumulo di 20 milioni di metri cubi d’acqua proveniente dall’invaso lucano di Montecotugno. Per fare? Dissetare popolazioni e campagne delle province di Brindisi Taranto e Lecce.
E quindi la pioggia di finanziamenti sborsati da Cassa per il Mezzogiorno, Agensud, Ente irrigazione di Puglia Lucania e Irpinia, Ministero dell’Agricoltura, Comunità Europea, Regione Puglia, Comitato interministeriale per la programmazione economica.
Non esiste un rendiconto ufficiale e dettagliato dei soldi consumati.
Visionando incarti e delibere e protocolli d’intesa ministeriali si apprende che, sul totale presunto di 262 milioni di euro, 120 sono stati utilizzati per le tubature, 40 nella realizzazione del primo e secondo lotto, 30 in adduzione acque del fiume Sinni, 26 per completamento nodo idraulico di Sava, 20 per infrastrutture volte a favorire l’agibilità della diga, 6,5 in impianti di derivazione dello schema Chidro-Sinni e vasca di regolazione a Monteparano.
Il giorno 4 febbraio 2011 due piloti dell’elicottero della Guardia di Finanza, causa avaria, restano bloccati in volo. Si trovano nei pressi dell’argine Pappadai e fanno ammaraggio dentro le acque maleodoranti dell’invaso. Colmato parzialmente grazie alle attività di collaudo sperimentale.
Dopo l’allarme di un contadino i piloti sono stati soccorsi da un elicottero della Marina Militare, sani e salvi.
Poi dice che Pappadai è una delle opere pubbliche più superflue, e costose, d’Italia.

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