Alberobello, Politecnico di Bari progetta cupola della Basilica

È il 27 settembre dell’anno 1636. Il devoto Conte (Giangirolamo II, Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano, duca di Nardò) organizza nella Silva (quella che diventerà Alberobello) una processione, cui fanno ala con torce gli armigeri e i pochi abitanti del posto, invitando, altresì, nobildonne e gentiluomini del feudo” (A. Martellotta, 1986). Comincia da quel lontano giorno, sino ad oggi, la perdurante e crescente devozione dei fedeli di quel luogo ai Santi taumaturghi, Cosma e Damiano. Culto, tutt’oggi, particolarmente sentito nelle regioni meridionali e che trova in Puglia la maggiore diffusione, terra storicamente più vicina alle tradizioni di fede venute da oriente.
Il culto introdotto dalla nobile famiglia, Acquaviva d’Aragona viene gestito fino al 1665 e trova spazio, inizialmente, in una cappella rurale a forma rettangolare, dedicata alla Madonna delle Grazie, già presente dal 1609. Il numero crescente degli abitanti e delle conseguenti necessità di spazio porta ad un ampliamento della primitiva chiesa nel 1725.
Tale nuovo status e le nuove esigenze unite ad una crescita della popolazione portarono al progetto nuovo, ideato dall’architetto, Antonio Curri, alberobellese di nascita, di grande fama e attività nella seconda metà dell’ottocento. L’antica chiesa venne sostituita dall’attuale basilica dedicata ai santi Medici. La prima pietra del cantiere fu posta il 12 novembre 1882. L’opera però non fu mai completata.
Il pezzo mancante rimase la cupola, prevista nel progetto e mai realizzata, che nella simbologia rappresenta la centralità di un monumento religioso. L’incrocio tra navata e transetto infatti, rispecchia da sempre il punto nodale di ogni basilica. Esso rappresenta l’ascensione verso Dio attraverso l’unico ed inconfondibile gesto architettonico, forse il più importante e complesso, ovvero la sua cupola, che tende al cielo, racchiudendolo in una sfera.
Rimasto sulla carta, potrebbe trovare ora soluzione e realizzazione mediante una proposta progettuale tecnologicamente innovativa messa a punto al Politecnico di Bari nel rispetto della tradizione e della filosofia progettuale del Curri.
L’ipotesi progettuale nasce nel 2018 attraverso una collaborazione tecnico-scientifica tra Amministrazione comunale di Alberobello, la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e Monumentali – Corso di Perfezionamento CESAR del Politecnico di Bari e New Fundamentals Research Group, associazione scientifica di ricerca progettuale facente capo al DICAR (Dipartimento di Ingegneria Civile ed Architettura del Politecnico di Bari) diretta dal prof. Giuseppe Fallacara.
L’idea di completare il progetto originario del Curri, restituendo l’organicità complessiva progettuale pensata dall’autore nel 1882, è da anni un obiettivo di diverse associazioni locali ed esponenti del mondo culturale della città pugliese. La cupola oltre a rappresentare una sfida architettonica dai diversi risvolti storici – critici – compositivi e costruttivi, costituisce una esigenza di natura sociale e religiosa, alimentata dalla devozione dei numerosi fedeli dei Santi Medici e dalla cittadinanza tutta: la chiesa è attualmente considerata dai fedeli e dagli abitanti di Alberobello come un edificio vistosamente incompiuto.
Il progetto di completamento sviluppato all’interno del corso di perfezionamento CESAR del Poliba, prevede una struttura portante leggera.
Esso ha individuato come scelta più compatibile la costruzione della cupola attraverso una struttura in carpenteria lignea portante, per definizione, molto naturale, economica, capace di coprire grandi luci grazie alla sua elasticità e leggerezza, oltre che robustezza e semplicità di lavorazione.
Per la costruzione del modello geometrico e statico dell’intelaiatura a carpenterie lignee della nuova cupola si sono presi a riferimento i trattati ottocenteschi in uso in Europa all’epoca del Curri tra cui spicca il Trattato di Rondelet, L’art de Batir. Attraverso lo studio di questi trattati, si è ipotizzata una complessa carpenteria lignea, dimensionando non solo gli elementi lineari di cui è costituita, ma soprattutto gli incastri tridimensionali che collegano le superfici complesse, anche a doppia curvatura, e che ottimizzano il corretto dissipamento delle spinte verticali ed orizzontali e delle resistenze.
L’opera di completamento prevede una componente lignea relativa allo scheletro strutturale e per il rivestimento interno, una componente lapideo-geopolimerica ed una componente metallica, in particolare rame, prevista per il rivestimento esterno della stessa.
Il completamento della cupola del Curri, rappresenta anche una sfida tecnologica in cui convergono alte professionalità nel campo dell’ingegneria e della scienza dei materiali, oltre a sapienti maestranze internazionali detentrici di un know-how specializzato nelle tecniche tradizionali della stereotomia della pietra e del legno.

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