Matera, quel degrado che persiste nel Sasso Caveoso

Carlo Levi a Matera, anno 1967, nel corso di un convegno argomentando sui Rioni Sassi rilevò “… l’importanza architettonica, urbanistica, storica a quello che, in campo diverso, è il Canal Grande di Venezia. In fondo non è inferiore, per quanto riguarda l’architettura popolare e le sue forme originali e la stratificazione storica e il valore anche estetico attuale”.
Perché i Sassi “non sono un complesso di minore importanza delle cose più celebrate e più importanti che esistano, non solo in Italia… Non si tratta di risolvere un piccolo problema di carattere urbanistico al livello di memoria locale: si tratta veramente di difendere, di tutelare un valore che, non so se tutti se ne rendano conto, è veramente un valore grandissimo e unico nella storia dell’urbanistica e dell’architettura”.
Già, il valore grandissimo del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano sostenuto dalla Legge n.771 del 24 novembre 1986 le cui finalità “sono la conservazione ed il recupero architettonico, urbanistico, ambientale ed economico dei Rioni Sassi di Matera e la salvaguardia del prospiciente altipiano murgico, di preminente interesse nazionale”. Norma finanziata con 100 miliardi di lire, e ultimamente con altri 20 milioni di euro sempre di fonte statale.
Si rileva, nel frattempo, la persistenza del degrado e stato di abbandono in una zona del Sasso Caveoso che si ammira nei dintorni del realizzando Museo Etnodemoantropologico e via Casalnuovo.
Strano, essendo i Rioni Sassi dall’anno 1993 patrimonio Unesco e Matera dal 2014 capitale europea della cultura.
Qui le foto scattate ieri.

Potrebbe piacerti anche Altri di autore