Brindisi, sequestrate 40 mila scarpe false con marchio Converse

Più di 40 mila scarpe sportive recanti il marchio “Converse” per un valore commerciale superiore agli 800 mila euro, sono arrivate nel porto di Brindisi a bordo di un autoarticolato proveniente dalla Grecia.
Il carico illegale, made in China, è stato intercettato dalla Guardia di Finanza della compagnia di Brindisi e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane.
Dall’indagine degli investigatori risulta che i rappresentanti della società speditrice sono originari dell’Estonia. Hanno il passaporto spagnolo, invece, i rappresentanti della società che avrebbe dovuto ricevere le scarpe. Tutti sono stati denunciati insieme all’autotrasportatore, di nazionalità bulgara, per il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi.
Le perizie tecniche fatte dai tecnici della Converse hanno evidenziato la contraffazione delle calzature. Tutti gli elementi che caratterizzavano la falsa provenienza erano rappresentati sulle scarpe, in modo tale da generare confusione ed indurre in errore i consumatori rispetto al modello originale.
“La costante attività di contrasto operata all’interno degli spazi doganali del Porto di Brindisi, condotta in sinergia tra le Fiamme Gialle ed i funzionari doganali, con particolare riferimento ai risultati conseguiti finora – afferma la Guardia di Finanza – dimostra l’alto livello di attenzione e l’incremento costante delle azioni di tutela amministrativa e penale di marchi e disegni industriali, rispetto ai fenomeni della contraffazione, che non accennano a diminuire e a destare preoccupazioni.
Bisogna tenere conto, infatti, oltre ai danni per l’economia, che il commercio di prodotti non genuini ed insicuri danneggia il mercato, sottrae opportunità e lavoro alle imprese che rispettano le regole e mette in pericolo la salute dei consumatori. In entrambi i casi le conseguenze negative per il brand ed i prodotti sono molteplici; esse, infatti, oltre ai danni economici, sono anche di tipo commerciale, con ricadute su altri mercati e sulla forza lavoro, indebolimento del marchio e della catena di distribuzione”.

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