ZES al Sud ma pure in favore del Nord Italia
 

L’ex parlamentare del Pd Ludovico Vico interviene riguardo la Zona economica speciale jonica dal porto di Taranto al retroporto di Basilicata da Ferrandina a Galdo di Lauria e invita il ministro per il Sud Barbara Lezzi a guardare in faccia la realtà. E chiede al Ministro dell’M5S di fare un passo indietro su proposte e decreto perché trattasi di Zes diverse con contenuti e opportunità diverse. Altrimenti si corre il rischio di creare illusioni e delusioni, a cominciare proprio dal Sud.
Ecco la nota di Vico:
“Zes al sud, Zls al nord: non va bene! A proposito delle Zone economiche speciali annunciate dalla Ministra per il Sud, Barbara Lezzi, anche per il centro nord. Intanto per dire che già erano state introdotte con un emendamento nella legge di Bilancio 2018 (21 dic. 2017) che prevedeva: Nuove Zone Franche a “burocrazia zero” nei porti (Ten-t) delle regioni del centro nord con la denominazione Zona Logistica Speciale (Zls).
L’unica differenza con le Zes del sud consisteva nel “non accesso al Credito d’Imposta per gli investimenti”, per il resto avrebbero le medesime semplificazioni fiscali e burocratiche per l’attrazione degli investimenti. Le Zls del centro-nord non sono state avviate perché manca il DPCM istitutivo da parte del Governo.
Insomma le Zls sono, di fatto, una versione “light” delle Zes meridionali e sono il risultato delle pressioni politiche, fin dal 2017, delle regioni: Liguria, Friuli, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Lazio.
Tuttavia, insisto nell’asserire che senza il Dpcm è come se non esistessero. Allora Ministra cosa intende fare? Le Zes sono nate come una misura esclusivamente per il mezzogiorno d’Italia. La loro istituzione che lei, in più occasioni ha confermato sono un tratto importante della strategia della logistica per il rilancio dei Porti meridionali (export) nei traffici internazionali e mediterranei, per ridisegnare nella retroportualità un nuovo assetto dei distretti manifatturieri e dell’innovazione nel sud, riorganizzando i centri intermodali ed ampliare il “vettore merci” ferroviario.
Perciò il credito d’imposta (Fsc e governo) per gli investimenti, le zone franche portuali intercluse, le agevolazioni fiscali anche regionali e comunali, la sburocratizzazione delle procedure nazionali, regionali e territoriali.
Insomma il fattore competitività è fondamentale per il mezzogiorno da assicurare come recita l’art. 119 della Costituzione. Lei, Ministra Lezzi è la titolare del dicastero per il mezzogiorno. A mio parere, la sua proposta ed il relativo Dpcm sono da escludersi”.

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