Tariffe, Consiglio di Stato boccia Wind, Vodafone e Fastweb

Il Consiglio di Stato ha deciso: gli operatori telefonici dovranno fare i rimborsi per la vicenda delle tariffe a 28 giorni. I Giudici hanno respinto il ricorso inoltrato da parte di Vodafone, Wind 3 e Fastweb (quello di Tim seguirà a breve e non c’è ragione di credere che vi si discosti, dato che la vicenda e le ragioni delle parti sono le stesse).
Notizia definitiva dunque per i 10 milioni di utenti di telefonia fissa e mobile, coinvolti nella vicenda, e che aspettavano da due anni.
“Le motivazioni della sentenza arriveranno prossimamente, ma è chiaro che i Giudici hanno rigettato la domanda degli operatori di abolire i rimborsi stabiliti da Agcom, e pertanto dovranno risarcire gli utenti” dichiara Paolo Fiorio, avvocato di Movimento Consumatori.
Significa che dovranno restituire i giorni erosi e si arriva in certi casi, a seconda di quando si è abbonato l’utente, a oltre un mese di canone gratuito.
“In quanto relatore della delibera sulle tariffe a 28 giorni, non posso che essere soddisfatto che ne risulti confermata la legittimità della nostra azione a tutela dei consumatori e finalizzata a impedire pratiche lesive della trasparenza tariffaria”, dice Francesco Posteraro, commissario di Agcom.
I tre operatori quindi nei prossimi giorni saranno costretti a comunicare i rimborsi agli utenti che non hanno accettato le misure compensative (bonus, regali, GB in omaggio), che secondo SosTariffe.it in certi casi possono essere più interessanti per gli utenti rispetto ai giorni gratis.
Il sindacato Codacons sostiene che “Gli utenti dovranno insomma ora valutare bene le misure compensative e capire se accettarle o aspettare i rimborsi, che ora arriveranno”.
Insomma un brutto colpo per gli operatori: i rimborsi valgono centinaia di milioni di euro in meno nelle loro tasche. Proprio in una fase di estrema debolezza di un settore, ora a rischio crisi occupazionale”.
Negli ultimi dieci anni, i prezzi della telefonia sono calati del 22 per cento e i ricavi degli operatori sono scesi (di conseguenza) di 11 miliardi (27 per cento). Il tutto mentre sono richiesti ingenti investimenti per l’asta frequenze 5G e le nuove reti banda ultra larga fissa e mobile, necessarie per dare all’Italia un futuro tecnologico al passo con i tempi.

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