Taranto, esposto contro emissioni della fabbrica Arcelor Mittal (ex Ilva)

Un esposto con oltre 6 mila firme per denunciare le emissioni «nocive e cancerogene» dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto è stato presentato questa mattina da un gruppo di cittadini negli uffici della Procura della Repubblica.
Foto e video che fanno parte del dossier, al quale è allegata anche documentazione ufficiale del ministero dell’Ambiente, secondo gli ambientalisti attestano chiaramente «le emissioni non convogliate che si verificano durante il giorno e la notte dagli impianti del siderurgico tarantino. Emissioni nocive e cancerogene provenienti dalle cokerie, dagli altiforni, dalle acciaierie e da altri impianti, gli stessi già sequestrati dalla Magistratura nel 2012, che violano l’art.674 del Codice penale – Getto pericoloso di cose».
Il materiale è stato raccolto da novembre a giugno. L’esposto “Con il veleno nel sangue e il cuore in mano», nasce da un’idea dell’ambientalista Luciano Manna ed è stata condivisa da Angelo Di Ponzio, papà di Giorgio, morto a 15 anni per un sarcoma dei tessuti molli, da associazioni e singoli cittadini.
Duemila firme sono state raccolte con moduli cartacei distribuiti in città, le altre tramite la petizione on line sul sito Tarantolibera.it. «Per noi – ha sottolineato Manna – non esiste l’immunità penale posta in un decreto che è anticostituzionale. Con queste firme e questa documentazione chiediamo alla procura della Repubblica che indaghi la gestione di ArcelorMittal da novembre ad oggi per getto pericoloso di cose. La violazione dei diritti dei cittadini di Taranto è reale così come lo sono patologie e i decessi».
Nel frattempo è terminato senza il raggiungimento di alcuna intesa il nuovo incontro tra azienda e sindacati sulla Cassa integrazione ordinaria annunciata da ArcelorMittal per 1395 lavoratori dello stabilimento di Taranto a partire dall’1 luglio e per 13 settimane, salvo proroghe. La riunione è stata aggiornata proprio al primo luglio, essendo le parti ancora distanti. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto ulteriori chiarimenti e auspicano la convocazione di un incontro da parte del Ministero dello sviluppo economico. L’azienda si è detta pronta ad attivare ugualmente la procedura per il ricorso agli ammortizzatori sociali. «Restano tutti i nostri dubbi sulla procedura della cassa integrazione ordinaria chiesta per 1.395 addetti a Taranto da ArcelorMittal. Per questo ci siamo aggiornati a lunedì prossimo», sottolinea Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, dopo l’incontro a Taranto in merito alla decisione annunciata dall’azienda sul ricorso agli ammortizzatori sociali.

Potrebbe piacerti anche Altri di autore