Matera Sassi, quell’ascensore perso nel degrado

L’impianto di sollevamento per umani si trova in Vico Commercio nei pressi di Via delle Beccherie, importante arteria stradale dei Rioni Sassi. Progettato nell’anno 2008 e consegnato a metà anno 2012.
Oggi, metà giugno 2019 (anno di Matera designata capitale europea della cultura), l’ascensore mai inaugurato è preda facile del degrado fisico e vandalismi d’ogni risma.
Strano, a fronte delle non poche Leggi che hanno per oggetto la salvaguardia del Sasso Barisano e del Sasso Caveoso.
Finalità ribadita a chiare lettere, per esempio, dalla Legge speciale n.771 del 1986 attualmente in vigore. Norma che con il primo articolo stabilisce “La conservazione e il recupero architettonico urbanistico, ambientale e economico dei Sassi sono di preminente interesse nazionale”. In senso rafforzativo, i Piani di recupero prevedono il ritorno della città dei Sassi “… all’antico splendore attraverso la ricomposizione ed il restauro delle pregevoli tipologie architettoniche e micro urbanistiche originarie: case a corte, case palazziate, case a ballatoio, vicinati”.
Obiettivo principale e importante? Dar vita a un processo di tutela e sviluppo compatibile del vasto comprensorio urbano interessato: 30 ettari la superficie dei Sassi e 5 mila ettari l’altipiano murgico. E poi 3.012 abitazioni, di cui 665 con ingresso al di sotto del piano stradale, 1672, a livello del piano, 362 con entrata in sopraelevazione, 307 al primo piano e solo 8 al secondo piano, 1645 interamente scavate nella roccia.
Considerato quanto sopra perplessità hanno suscitato la costruzione di siffatto ascensore, e della sottostante rampa in acciaio, mai entrato in funzione.
Lavori messi in opera con Fondi europei strutturali 2000-2006: 267.471,52 mila euro e altri 152.528,48 a disposizione dell’Amministrazione comunale.
A che cosa serve un ascensore così piccolo e stretto che sbuca in un altro luogo scosceso del rione fatto di grotte e banco tufaceo? Un elemento che modifica l’assetto urbano storico e paesaggistico di questa zona non secondaria del Sasso che volge a Bari.
E allora perché mettere mano proprio in quest’area che dovrebbe essere preservata visto, tra l’altro, che dal 1993 i Rioni Sassi risultano patrimonio dell’Unesco?
Già, per quale ragione.
Eloquenti le foto scattate ieri, che qui si pubblica.

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