Taranto, Arcelor Mittal spiega presente e avvenire dell’acciaieria

Arcelor Mittal Italia ritiene che confrontarsi è sempre positivo. È stata l’azienda a proporre ai sindacati di rivedersi per un aggiornamento generale.‬‬‬ Quindi comunica che “oggi abbiamo spiegato nel dettaglio le critiche condizioni del mercato e abbiamo fornito aggiornamenti sullo stato di avanzamento del piano ambientale e industriale ricordando che gli interventi su entrambi i fronti proseguono nelle tempistiche previste. Si tratta di investimenti per un totale complessivo di 2,4 miliardi di euro, di cui 1,2 solo per la sostenibilità.
Abbiamo anche fatto il punto su quanto stiamo facendo sul tema dei contractors e della gestione degli acquisti. Sul tema delle Risorse Umane, abbiamo presentato la situazione dettagliata al 31 maggio, confermando di aver rispettato tutti gli accordi presi, a cominciare da quello siglato lo scorso ‪6 settembre. In merito alla CIGO, l’azienda ha ribadito che si tratta di una misura temporanea che non ha niente a che vedere con la strategia di lungo termine e gli accordi presi.
Arcelor Mittal Italia ha confermato ancora una volta che si tratta di una scelta difficile, che si rende necessaria a causa delle critiche condizioni del mercato dell’acciaio. Domani a Taranto si apriranno gli incontri sul merito del provvedimento e sarà l’occasione per azienda e sindacati di entrare nel dettaglio dei numeri e delle modalità per provare anche stavolta a condividere un percorso”.
All’incontro erano presenti l’amministratore delegato, Matthieu Jehl, il direttore delle risorse umane, Annalisa Pasquini e il direttore degli acquisti, Emmanuel Rodriguez.
La Fim Cisl sull’incontro, presso la sede di Confindustria di Roma, tra Arcelor Mittal e le organizzazioni sindacali, racconta che Arcelor Mittal ha presentato un quadro del mercato che fotografa la situazione attuale di crisi dell’acciaio generalizzato in tutt’Europa. In particolare, il calo del mercato auto (che per il gruppo rappresenta il 20% della produzione), a cui si somma la sovraccapacità dovuta ai dazi imposti dagli USA e dall’export della Turchia che è ora 5 volte superiore rispetto al 2016. A questo si sommano i costi energetici e delle materie prime in aumento rispetto alle previsioni. Per queste ragioni ha spiegato l’azienda il 6 maggio è stata annunciata una riduzione di 3 milioni di tonnellate nel gruppo e il 29 maggio una ulteriore riduzione produttiva negli impianti presenti in Francia e Germania. Per questo hanno avanzato la richiesta di Cassa integrazione per 1400 lavoratori. Come Fim abbiamo evidenziato l’impatto negativo che l’annuncio della Cassa integrazione ha avuto sui lavoratori che vedono nella scommessa Arcelor Mittal un rilancio ma trovano, sebbene in condizioni di mercato e produttive inequivocabili, una ulteriore frenata. Si è così chiesto all’azienda di verificare se ci siano le condizioni per evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Abbiamo chiesto che sia completato al più presto il numero delle assunzioni previste nell’accordo.

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