Chris Hughes, perchè bisogna smembrare Facebook

In un editoriale sul The New York Times, Chris Hughes, co-fondatore di Facebook che nel 2012 ha lasciato la società per seguire Barack Obama, scrive sul suo ex socio Zuckerberg. A giudizio di Hughes – che racconta la storia del social network – Facebook è pericoloso e deve essere smembrato.
Ricorda che Mark Zuckerberg, con il 60% delle azioni con diritto di voto, ha il pieno dominio del Gruppo che a sua volta controlla le tre principali piattaforme di comunicazione digitale del mondo. E cioè Facebook, Instagram e WhatsApp.
“Solo Zuckerberg può decidere come configurare gli algoritmi. Una persona buona. Ma il suo interesse per la crescita lo ha portato a sacrificare sicurezza e civiltà circondato da una squadra che ne rafforza le convinzioni invece di sfidarle. Un pericolo per la democrazia e la concorrenza”, rileva Hughes.
“Bisognava chiedergli di fare davvero i conti con i suoi errori – prosegue – invece i legislatori che lo hanno interrogato sono stati derisi come troppo vecchi e fuori dal mondo per capire la tecnologia. Esattamente l’impressione che Mark voleva che gli americani avessero.
Dagli anni 70 – scrive Hughes – un piccolo gruppo di economisti, giuristi e responsabili delle politiche ha finanziato una rete di think tank, riviste, centri accademici per insegnare che gli interessi privati dovrebbero avere la precedenza su quelli pubblici. Poi la politica fiscale e normativa favorevole alle imprese ha inaugurato un periodo di fusioni e acquisizioni. Le dimensioni medie delle aziende sono triplicate. Anche nel digitale.
Fin dai primi giorni Mark ha usato la parola dominazione per descrivere le ambizioni, senza ironia o umiltà. Prima la gara con Myspace, Friendster, Twitter, Tumblr, poi l’acquisizione di altre società, tra cui Instagram e WhatsApp nel 2012 e 2014.
“Ora che impieghiamo così tante persone, non possiamo proprio fallire, avrebbe detto Zuckerberg una notte”.
Avevamo circa 50 impiegati – dice Hughes – Ho pensato: non si fermerà mai. E così è stato. Instagram gli ha garantito il predominio nel photo networking, Whatsapp nella messaggistica mobile. Entrambi guidano la crescita della società.
“Facebook ha usato la sua posizione di monopolio per chiudere società, concorrenti o ha copiato la loro tecnologia – afferma Hughes – Ha dato priorità ai suoi prodotti sulla sua piattaforma, impedito l’uso dei suoi servizi. E nessuno l’ha fermato.
Dagli anni 70, spiega Hughes, i tribunali sono sempre più riluttanti a bloccare le fusioni se non portano a un aumento dei prezzi per i consumatori. E Facebook è gratis per gli utenti. Il soffocamento dell’innovazione e del controllo non sono più considerati motivi validi per fermare le mega aggregazioni. E così se gli utenti non sono d’accordo con il modo in cui i loro dati sono trattati, non possono neanche cambiare piattaforma.
Facebook ha poi un immenso controllo. Le regole (degli algoritmi, ndr) sono proprietarie e così complesse che molti dipendenti non le capiscono.
Zuckerberg non ha paura di regole in più ma di un caso antitrust e del tipo di responsabilità che la vera supervisione del Governo potrebbe portare. Lui, che non ha mai avuto nè voluto capi.
Hughes ricorda che quando Yahoo aveva offerto 1 miliardo per Facebook, Zuckerberg rifiutò.
Dunque – conclude il cofondatore di Facebook – bisogna annullare le acquisizioni di Instagram e WhatsApp, vietare acquisizioni per diversi anni, sostenere la proposta di Legge della senatrice Elizabeth Warren (una task force per monitorare la concorrenza tra le società tecnologiche), unirsi al movimento di intellettuali e politici che si stanno impegnando su questo fronte, dar vita a un’agenzia che tuteli la privacy. O almeno provarci per mettere paura a Facebook, come successo in passato per Microsoft e Ibm. Ma serve velocità. Fino a poco tempo fa, WhatsApp e Instagram venivano amministrati come piattaforme indipendenti. Facebook sta lavorando rapidamente per integrarle.

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