Un progetto per il risveglio culturale di Gravina (Ba)

Gravina in Puglia è un paese di 42 mila abitanti da più lustri economicamente e socialmente depresso. Marginale nei settori della cerealicoltura (migliaia di ettari coltivati a grano senatore Cappelli, lino, orzo e legumi, c’erano una decina di mulini in seguito abbattuti per costruire palazzi condominiali), vitivinicoltura (c’era una cantina cooperativa in cui si produceva la rinomata verdeca, eliminata per far posto al condominio multipiano) e zootecnia (allevamento dell’importante razza Frisona, centinaia di capi e relative aziende scomparse), non pochi residenti aggrappati alla speranza del posto fisso parastatale o di Enti regionali e sub provinciali; le menti migliori hanno da tempo abbandonato il borgo natìo e, tutt’oggi, scappano via per non far più ritorno.
Qualcuno comunque resiste. Per esempio l’Associazione Centro Studi e Documentazione della Civiltà rurale. Che pochi giorni fa ha elaborato un progetto interessante.
Finalizzato a che cosa? “Al rilevamento del patrimonio culturale materiale e immateriale del territorio per la scrittura di parte della Carta dei Beni culturali di Gravina in Puglia”.
Obiettivi principali sono: recuperare almeno sotto l’aspetto conoscitivo il vasto patrimonio culturale e immateriale gravinese, rendere partecipe la più larga fascia possibile della popolazione dei risultati della ricerca. Parallelamente offrire agli operatori turistici strumenti scientifici per una più completa e articolata lettura del territorio, riproporre alcuni momenti delle tradizioni locali, valorizzare le periferie oggi purtroppo ignorate, avere strumenti di base per una futura programmazione finalizzata alla valorizzazione di alcuni siti extra urbani.
Il patrimonio culturale materiale verrà catalogato con schede riportanti collocazione, misure, notizie storiche, notizie critiche mentre il patrimonio culturale immateriale sarà catalogato per saggi.
Al centro delle ricerche scientifiche – affidate a professori universitari e ricercatori specializzati – ci saranno, tra l’altro, la Basilica Cattedrale, la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio; le feste rituali e i luoghi di culto agrari legati alla città già Urbs Opulenta come la visita al monastero di Coluni e al Santuario di Picciano, la semina rituale e la benedizione dei campi, la festa della Madonna della Stella.
Previsti eventi e mostre scolastiche e parrocchiali, specifiche pubblicazioni cartacee e digitali, reportage e rilevamenti fotografici, convegni utili ad “allargare notevolmente l’ambito di conoscenza del significativo patrimonio culturale materiale e immateriale di Gravina”.
Questo è quanto.

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