Matera, l’epopea dei Beatles nelle fotografie di Gino Begotti

Inaugurata nello Spazio Galleria Cine Sud, via Passarelli 29-31 in Matera, l’esposizione fotografica “The Beatles. 14 Dicembre 1963 di Gino Begotti”. La mostra, che resterà aperta fino al 25 Maggio 2019, fa parte del progetto Coscienza dell’Uomo.
Nel 1960 Gino Begotti ha iniziato a lavorare come fotografo di stampa per diverse agenzie fotografiche operando per lunghi periodi a Roma condividendo “la Dolce Vita” con amici intimi e colleghi “paparazzi romani” le notti scintillanti di Via Veneto. … e negli studi di Londra di Shepperton, Elstree, Twickenham, Pinewood.
Qui fotografando la famiglia reale in eventi ufficiali, collaborando free lance con il Daily Mirror, e …. The Beatles … A Parigi, Audrey Hepburn e William Holder con “Paris When Sizzles”, e Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Anthony Perkins, Leslie Caron e registi come Roger Vadim, Claude Chabrol, Andreè Cayatte, Renè Claire. In Italia sul set di “The Yellow Rolls Royce” diretto da Anthony Asquith, con Shirley MacLaine e Alain Delon…
Il 14 dicembre 1963, Gino Begotti fu testimone fotografico di un avvenimento che oggi sappiamo essere stato storico, e così lo definiamo e conteggiamo: l’ultimo concerto “minore” dei Beatles, al Wimbledon Palais, di Londra. Nel concreto, cronaca fotografica dell’attento Gino Begotti, paparazzo per vocazione, che non si esaurisce nel solo racconto originario, ma rileva valori impliciti della Fotografia, che consente di superare Tempo e Spazio. Implacabilmente, la Fotografia afferma la propria personalità implicita, che qui, con la complicità di consecuzioni storiche note e riconosciute, ha modo di esprimere se stesso alle origini di un Mito del Novecento.
Ancora oggi, soprattutto oggi, l’epopea dei Beatles continua a manifestarsi nel costume quotidiano e in identificati momenti di socialità. Indipendentemente da altre valutazioni di merito – musicali, compositive o contorni -, rimane chiaro, esplicito e lampante che il fenomeno dei Beatles è appunto tale: Fenomeno / Mito, che ha influenzato gli anni Sessanta, i cui effetti si sono poi distesi sui decenni a seguire.
In tutto, un momento discriminante è identificabile con la tournée statunitense del febbraio 1964, che amplificò oltre Oceano quella che sarebbe stata definita beatlemania, fino allora limitata alla natia Inghilterra e a timide proiezioni europee (organizzato dal lungimirante Leo Wächter, il tour italiano è della primavera successiva 1965).
Le sue fotografie sono esattamente ciò che devono essere: racconto fotografico, con svolgimento lineare e coerente. L’avvenimento è “coperto” con una perizia e solerzia di mestiere: quel 14 dicembre 1963, Gino Begotti si è abilmente e coerentemente immedesimato nel pubblico e ne ha seguìto la marcia, scomponendosi tra la partecipazione diretta al concerto (esibizione?) e la documentazione dei fatti, cioè alternando il proprio ritmo fotografico in due tempi di osservazioni distinti, quanto coincidenti.
Da una parte, la cronaca è raccontata dal punto di vista dello spettatore, soprattutto per quanto riguarda l’esibizione dei Beatles sul palco del Wimbledon Palais; dall’altra, la stessa cronaca si completa con le annotazioni di complemento: dalla composta fila di spettatori, che aspettano di entrare nella sala, alle scene di entusiasmo, a quel dopo spettacolo – senza divismo -, durante il quale The Beatles si rivelano disponibili all’incontro diretto con il pubblico pre beatlemania, che sarebbe esplosa di lì a poche settimane.
In quel 14 dicembre 1963, la Fotografia segna la propria presenza, annota la propria personalità formale e di intenti. Ben guidata da uno scrupoloso cronista, la Fotografia compie il proprio dovere istituzionale: compone le proprie inquadrature e distribuisce adeguati toni di grigio, la cui definizione è merito della consueta e nota combinazione di valori tecnici discriminanti, tra i quali non manca un flash elettronico capace di dare luce all’intera scena. A sera, tornato a casa, Gino Begotti completa il proprio dovere professionale, sviluppando le pellicole, riponendo i negativi e stampando le copie delle pose giornalisticamente più significative.

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