Demopatia, sintomi diagnosi e terapie del malessere democratico

Cosa è successo alle nostre democrazie? Perché vivono una crisi di legittimità e di performance proprio quando sembravano indiscutibilmente vincenti?
A partire da numerosi sintomi, diffusi in tutto l’Occidente, il volume “Demopatia” di Luigi Di Gregorio (Rubettino editore) giunge a una diagnosi a largo spettro e perviene alla conclusione che la democrazia è affetta da demopatìa: è malata perché è malato il demos (popolo, gente comune). E il demos si è ammalato “inevitabilmente”, per una sorta di patologia autoimmune e degenerativa, che è il prodotto di mutamenti fortemente voluti in tutto l’Occidente.
Il malessere democratico è il derivato della lunga transizione alla postmodernità: individualizzazione, perdita di senso sociale, fine delle metanarrazioni, crisi del sapere, delle istituzioni e delle autorità cognitive, narcisismo, nuove percezioni e concezioni di tempo e spazio, trionfo della sindrome consumistica e della logica totalizzante dell’”usa e getta” che ormai si applica in ogni ambito esistenziale.
I grandi motori di questo cambiamento sono i mass media e le innovazioni tecnologiche. Hanno accelerato la transizione postmoderna, incrementando le logiche della società dei consumi: istinti, istanti, immaginario, neoreale mediatico più rilevante del reale “empirico”, politiche simboliche che dominano sulle politiche reali, verità “diffuse” e personalizzate.
La democrazia che ne deriva, mediatizzata e psicologica, sembra una sondocrazia permanente, i cui leader assumono le caratteristiche dei follower (inseguitori dell’opinione pubblica) e in cui l’opinione si fa emozione pubblica, tanto è diventata volatile e volubile in una dinamica istantanea.
Le terapie proposte fin qui, per uscire dalla crisi, sembrano spesso velleitarie. Non si salva la democrazia immaginando retromarce della storia, evocando il ritorno a una presunta età dell’oro o confidando in individui iper-razionali che non esistono.
C’è una sola strada percorribile: fare i conti con sè stessi. Se non si parte dal demos, non esiste cura democratica.

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