Taranto, Di Maio e ministri grillini tra promesse e contestazioni

Si è tenuto in Prefettura il vertice di 5 ministri grillini (Lezzi, Grillo, Costa, Bonisoli) capeggiati dal vicepremier Di Maio sulla questione ex Ilva. «So che i tarantini – ha detto Di Maio – hanno sentito parlare troppo di riconversione economica. Noi cercheremo di farlo seriamente, a differenza del passato. Volevo venire qui con i fatti e posso dire che i tarantini oggi hanno vinto una battaglia sull’immunità penale ma ne devono vincere ancora tante altre e io farò di tutto per conquistarmi la loro fiducia. So che è un popolo arrabbiato». Di Maio ha evidenziato la necessità di «rivedere tutto il sistema dell’accertamento dell’impatto sanitario sia dell’Ilva che degli altri insediamenti produttivi. C’è una richiesta forte che viene dai cittadini di Taranto». «Se qualcuno mi chiedeva di chiudere lo stabilimento (siderurgico di Taranto, ndr) e mandare ventimila persone in mezzo a una strada, questa non è mai stata la mia idea di ministro dello Sviluppo economico. Adesso c’è la fase due, tutto quello che ancora dobbiamo fare per estinguere il debito che tutti gli italiani hanno con i tarantini». «Nessuno – ha sottolineato il vicepremier – può pretendere di avere fiducia in bianco dai cittadini italiani e ancor di più di questa terra. L’unica cosa che noi possiamo fare per far riguadagnare fiducia verso le istituzioni della Repubblica, è far funzionare le cose che devono funzionare. A nome di tutto il governo – ha ribadito il vicepremier – voglio dire che qui nessuno si illude di aver preso il testimone per l’ultima volta, anche noi passeremo il testimone. E il nostro dovere è dare continuità ad un percorso che può essere migliorato».
Alcune associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, tra cui Giustizia per Taranto, hanno abbandonato la riunione alla quale sono stati invitati dal ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio. «Rifiutiamo questo teatrino elettorale», hanno detto in un documento letto da un loro portavoce e consegnato a Di Maio, prima di lasciare la riunione. Nel documento le associazioni rivolgono alcune domande al governo. Tra queste si chiede perché, in fase di accordo con ArcelorMittal, cioè i nuovi proprietari della ex Ilva, non sia stata richiesta la Valutazione integrata di impatto ambientale e sanità.
«È sorprendente che il Ministro Luigi Di Maio abbia scoperto oggi l’esistenza di oltre 1 miliardo di euro per le operazioni di bonifica e di ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto. Si tratta del denaro sequestrato alla famiglia Riva, in precedenza proprietaria dell’impianto ex Ilva, che da tempo era destinato a queste operazioni». Lo afferma Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota. «Tanto entusiasmo, quando sono passati mesi senza dare inizio a questi interventi annunciati oggi – aggiunge -. La Fiom da tempo rivendica la valutazione preventiva dell’impatto sanitario, come uno dei punti principali della nostra iniziativa sindacale. I metalmeccanici sono coloro che dentro lo stabilimento, direttamente nel processo produttivo, possono verificare l’andamento del piano industriale e ambientale; e allo stesso tempo sono coinvolti come cittadini nel processo di verifica e di monitoraggio delle attività di risanamento ambientale. In questo senso riteniamo indispensabile un coinvolgimento formale al tavolo istituzionale per la riqualificazione della città di Taranto e dell’ex Ilva, fin dal prossimo incontro previsto per il 24 giugno”.
Per la Fiom «Sono passati ormai 8 mesi da quando abbiamo firmato l’accordo in sede ministeriale il 6 settembre 2018, e non c’è mai stata nessuna convocazione delle parti che hanno sottoscritto l’intesa per il passaggio alla nuova proprietà Arcelor Mittal, salvaguardando tutti i posti di lavoro. Si rende quindi necessaria la convocazione di un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico in tempi rapidi”.
«Pur avendo ricevuto l’invito, il Comitato Legamjonici non presenzierà all’incontro dei ministri con le associazioni ambientaliste tarantine. La decisione è dettata dalla consapevolezza della totale inutilità dell’incontro che, anzi, sarebbe stato opportuno convocare per discutere, nel concreto, di temi di fondamentale importanza come la chiusura programmata dello stabilimento siderurgico, la sua riconversione e il reimpiego dei lavoratori». È quanto riferito da Daniela Spera, portavoce del Comitato Legamjonici contro l’inquinamento, una delle 23 associazioni convocate per il primo pomeriggio di oggi dal vice premier Di Maio.
Il comitato «ritiene che la chiusura delle fonti inquinanti sia elemento imprescindibile e preliminare a qualunque seria ipotesi di rilancio del territorio tarantino o attività di bonifica. L’invito del ministro Di Maio, inoltre, risulta essere tardivo in quanto giunto decisamente fuori tempo massimo. Ed infatti, l’avvenuta cessione dell’ormai ex Ilva ad Arcelor Mittal caratterizza pienamente l’azione di un Governo che, come già più volte accaduto in passato, anche con altri colori politici, ha inteso abdicare alle proprie prerogative consegnando la salute dei cittadini nelle mani di chi ha come unico scopo il proprio profitto economico. Valgono per questo Governo – conclude Legamjonici – le stesse obiezioni già mosse nei confronti dei Governi passati».

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