Aldo Moro, il riformatore della scuola per merito

“L’accesso alla scuola in Italia non può basarsi sul reddito ma sul merito”, è un principio affermato da Aldo Moro e messo in pratica, con la Riforma della scuola media, resa obbligatoria nel 1963 e con la nascita contrastata della scuola materna, varata dal terzo Governo Moro nel 1968, per i bambini dai tre anni all’età scolare.
Lo ha ricordato Gero Grassi – già componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Caso Moro – nell’introdurre nell’Aula di via Gentile sede del Consiglio regionale pugliese a Bari il sesto incontro del progetto “Moro: Educatore”, promosso dal medesimo Consiglio d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Ipsaic e la Società Italiana di Scienze Umane e Sociali (Sisus).
La scuola aperta a tutti, il figlio dell’ingegnere seduto accanto a quello del contadino, era inaccettabile negli anni Sessanta per chi restava legato al passato e non guardava al futuro. Vedeva danneggiati pesantemente gli interessi di certi imprenditori, costretti a costituire con manodopera salariata le braccia malpagate degli adolescenti, figli di famiglie povere.
E Grassi ha offerto la testimonianza dei nomi di tanti bambini e ragazzi tra le vittime di incidenti sul lavoro e atroci incendi nelle solfatare siciliane. La scuola è stato il tema dell’incontro, con la prof.ssa Loredana Perla dell’Università barese.
Moro insegnante, docente universitario, il suo ruolo da statista nei confronti della pedagogia, dell’insegnamento, dell’educazione: una parte dell’intero Aldo Moro, la componente di “una storia difficile, complessa, articolata, qual è stata la sua”, ha fatto presente la prof.ssa Perla.
Il campo educativo è quello in cui il lato umano, la personalità fanno la differenza e Moro – ha aggiunto – era uomo di cultura, di riflessione, non amava il conflitto e non divideva il mondo in modo manicheo, tra bianco e nero.
Cercava il confronto pacato, la ragione e la ragionevolezza prevalevano sulla tensione emozionale.
Nel corso dell’incontro, Grassi ha fornito una nuova “notizia criminale”: un testimone ha sostenuto di recente di aver visto alle 06:30 del 16 marzo 1978, nell’auto appostata sotto casa di Moro al Trionfale e accanto al capo delle BR Mario Moretti, un individuo riconosciuto poi in via Fani nella zona ad accesso riservato alle Forze dell’ordine e agli addetti ai Servizi. L’auspicio è che la testimonianza voglia essere fornita anche all’autorità giudiziaria.
Prossimo appuntamento il 16 maggio, ultimo del primo anno del progetto biennale, il tema sarà “Moro e lo Stato”. Interverrà il prof. Antonio Incampo dell’Università di Bari.

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