Tra i riti cristiani della Settimana Santa pugliese

Con l’uscita della ‘prima posta’ di perdoni (così vengono chiamati i confratelli che partecipano alle processioni) dalla Chiesa del Carmine, hanno preso il via i tradizionali Riti della Settimana santa in Taranto.
Le coppie di confratelli, incappucciati, scalzi e con il cappello in testa, attraversano in pellegrinaggio le vie del borgo e della città vecchia per l’adorazione del Santissimo Sacramento esposto nei Repositori allestiti nelle chiese. Tantissima gente si è riversata in piazza Giovanni XXIII per assistere alla ‘nazzicata’, il lento dondolio dei perdoni. Cellulari, macchine fotografiche e telecamerine immortalano l’evento e così le immagini dei pellegrini vengono subito condivise sui social network.
A mezzanotte, dalla chiesa di San Domenico, sede dell’omonima Confraternita, si avvia la processione dell’Addolorata che si sgrana per le vie della città vecchia e del borgo per rientrare dopo 14 ore. La tròccola è lo strumento che detta l’andatura. Il simulacro dell’Addolorata è fissato su una base di legno e portata a spalle dalle «sdanghe».
Quindi la processione dei Misteri, quella con più simboli, a cura della Confraternita del Carmine. I simboli che raffigurano la via Crucis sono la tròccola, il Gonfalone, la Croce dei Misteri, Gesù all’Orto, Gesù alla Colonna, Ecce Homo, la Cascata, Il Crocifisso, la Sacra Sindone, Gesù Morto e l’Addolorata. Tra una statua e l’altra sono collocate alcune poste di perdoni. Il rientro è per le ore 7 di oggi sabato santo, quando il troccolante sale i gradini e con il bastone bussa per tre volte al portone, che si spalanca e la processione torna nella chiesa madre.
Anche Molfetta si prepara ad entrare nel vivo dei Riti della Settimana con la processione dei Misteri. Dopo la lunga serata dedicata ai Repositori, nel cuore della notte, c’è stata la processione: inizio fissato per le 03:30, quando dalle porte della Chiesa di Santo Stefano, uscita della croce, seguita dai primi quattro simulacri lignei: Gesù nell’orto degli ulivi, Gesù flagellato, Ecce Homo e il Calvario. Alle 04:00 in punto, sulle note de “U Conzasiegge”, iconica marcia funebre di Vincenzo Valente, tocca a Cristo Morto.
Le Sacre Immagini, di proprietà dell’Arciconfraternita della Morte portate in processione anche il Venerdì di Passione ed il Sabato Santo, sono state realizzate tutte dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli nell’arco di un cinquantennio che va dal 1906 al 1956. Infatti, durante questo periodo, le vecchie statue dell’Arciconfraternita della Morte, attualmente custodite in una sala del Museo Diocesano di Molfetta, vennero man mano sostituite dalle attuali, in cartapesta, a causa del loro deterioramento.

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