Festività, sindacati minacciano sciopero contro gli Ipermercati

“Stop alla liberalizzazione delle aperture commerciali tanto da proclamare uno sciopero dei lavoratori durante i giorni di festa”. In una lettera inviata alle aziende e alle associazioni datoriali Federdistribuzione, Confcommercio e Confesercenti, i segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil di Puglia, rispettivamente Barbara Neglia, Antonio Arcadio, Giuseppe Zimmari ribadiscono la «contrarietà alle aperture dei negozi, supermercati, Iper e Centri commerciali in prossimità delle festività nazionali e chiedono il rispetto dei valori espressi nelle festività civili e religiose, per le persone e le famiglie intere. Non è accettabile l’atteggiamento intrapreso dalla Gdo, Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione che hanno di fatto peggiorato le condizioni di lavoro e vita familiare dei lavoratori e delle lavoratrici».
Inoltre si rilancia l’appello affinché non si lavori durante quei giorni perché il commercio nelle festività non è indispensabile e dal 2012 ad oggi non ha creato nuova occupazione.
«Le lavoratrici e i lavoratori i giorni di Pasqua, Pasquetta, Festa della Liberazione e dei Lavoratori li devono trascorrere con le loro famiglie – aggiungono Neglia, Arcadio, Zimmari –. La nostra protesta continua per restituire diritti e dignità sottratti in nome di una liberalizzazione che doveva portare aumento del Pil ma che di fatto ha determinato solo tanti abusi e soprattutto precariato. Pertanto si proclama a livello regionale e in tutti i centri commerciali, negozi, supermercati e ipermercati uno sciopero per l’intero turno di lavoro nei giorni 21, 22 e 25 Aprile e il 1° Maggio».
Una proposta di sciopero per altre motivazioni accolta anche per il 19 aprile dalla Metro di Bari indetto dalle sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Rsu: «in protesta contro la revoca del contratto integrativo e la decisione unilaterale societaria – spiega Miriam Ruta segretaria generale Fisascat Cisl Bari – di applicare un regolamento interno, dopo anni di relazioni sindacali e molti mesi di trattative».
Tra i punti su cui l’azienda è rimasta sorda: la riduzione del premio variabile, la richiesta di aumentare le ore di lavoro, la preoccupante chiusura dei punti vendita sul territorio nazionale.

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