Parco Nazionale del Gargano, imprenditore non risarcito per danni da fauna selvatica

“Rivedere perimetro del Parco, senza risorse non funziona”. Parole del vicepresidente del Consiglio regionale pugliese Giandiego Gatta.
Che mette in luce una vicenda diciamo così, incredibile avvenuta nel Parco Nazionale del Gargano. Quest’ultimo dal 28 aprile 2017 senza presidente e quindi guidato da Claudio Costanzucci Paolino vicepresidente Consiglio direttivo. Idem il Parco nazionale dell’Alta Murgia: non ha il presidente dal 14 marzo 2017 e pertanto risulta gestito dal vicepresidente del Consiglio direttivo Cesare Troia.
Si è in attesa delle due nomine presidenziali da parte del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa (visto il parere della Commissione Ambiente del Senato e del presidente della Giunta regionale pugliese) che, a tutt’oggi, stranamente, non risultano decretate.
“Cinquecento mila euro di danni – rileva Gatta – patiti da un impianto di itticoltura situato nell’isola di Varano, devastato dai cormorani. Grazie ad una disastrosa politica iperprotezionistica fino alla miopia, la fauna selvatica si è moltiplicata con progressione geometrica ed è arrivata a produrre danni gravissimi anche dal punto di vista economico. Nell’azienda in questione, che opera dagli anni ’80, sono stati predati dai cormorani quantitativi enormi di specie ittiche pregiate, orate, spigole e anguille. Oltre al danno anche la beffa: poiché l’azienda è situata nel territorio del Parco del Gargano, l’imprenditore ha chiesto all’ente di risarcire l’ingente danno provocato dai volatili. Il Parco ha riconosciuto il danno, ma dice di non avere risorse per risarcirlo. Allora, appare evidente che si debba fare qualcosa e subito: o il Parco viene dotato di risorse finanziarie per poter far fronte ai danni subíti dalle imprese situate nel suo perimetro per opera della fauna selvatica (lupi, cinghiali, storni e cormorani); oppure vanno rivisti i confini del Parco del Gargano, eccessivamente estesi e disegnati male, per manifesta impotenza dell’area protetta a ristorare gli operatori economici che operano nel suo perimetro. Senza strumenti economici adeguati per sostenere, stimolare e, nel caso, risarcire le aziende presenti, il Parco non ha ragion d’essere. Nel frattempo, all’imprenditore danneggiato va la nostra più sincera solidarietà perché operare in un contesto simile è oltremodo difficoltoso”.
“Anche la Regione – conclude il vicpresidente del Consiglio regionale – dovrà sollecitare il Ministero dell’Ambiente a rivedere il ruolo del Parco Nazionale, fornendo ad esso adeguate dotazioni economiche perché, diversamente, una riperimetrazione dell’area protetta, giá di per sé saggia, sarebbe una scelta doverosa. A breve, presenterò una mozione a riguardo da sottoporre al Consiglio regionale”.

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