Geniale colpo d’ala di San Francesco

Solo nel secolo XIII il presepe iniziò la sua grande carriera nella vita religiosa e sociale dei Paesi cristiani. Se ne indicano, anzi, una vera e propria data e luogo di nascita ossia il 1223 a Greccio, in Umbria, e come ideatore una figura tra le più insigni del cristianesimo, e forse la più vicina allo spirito evangelico: San Francesco.
La tradizione risponde in pieno al carattere intimo della religiosità francescana. Francesco aveva predicato il Vangelo anche nei Paesi musulmani. Si imbarcò nel 1212 per la Siria ma una tempesta gli impedì di raggiungerla. Poi tentò di andare in Marocco, una sua infermità lo bloccò. Finalmente nel 1219 raggiunse Damietta, conquistata dall’esercito cristiano che conduceva la quinta crociata, diretta contro l’Egitto. Francesco preferì recarsi presso il Sultano egiziano con l’intento di convertirlo. L’intento fallì, ma il Santo di Assisi fece grande impressione sul Sultano, che lo autorizzò anche a visitare la Terra Santa. E anche perché l’idea del presepe è collocata all’indomani del viaggio di Francesco in Egitto, la relativa tradizione è accettabile.
Nell’idea francescana, infatti, il presepe è un sostituto significativo dell’idea stessa della crociata. Vuol dire che per venerare i Luoghi santi e per restituirli e conservarli alla pietà cristiana non era necessario andarli a riconquistarli con una guerra. Si poteva possederli e venerarli nello spirito del cristiano. Possesso, adorazione e preghiera diventavano in tal modo incondizionabili e inalienabili da chiunque, come un patrimonio presente in ogni luogo e in ogni tempo; si staccavano i Luoghi Santi dalla geografia del mondo per trasferirli in quella dello spirito. Pietà e immaginazione insieme potevano trovare in una rappresentazione figurata come quella del presepe l’assecondamento e, per così dire, l’intimo controcanto che sono comprensibili dell’animo umano.
Rinnovando così l’antico uso di figurazioni presepiali, Francesco, con un geniale colpo d’ala, sollevava la celebrazione del Natale a un più alto livello morale e religioso. La sua iniziativa ebbe successo. Anche la Chiesa la favorì, preoccupata delle sacre rappresentazioni popolari natalizie, che erano difficili da disciplinare secondo le sue esigenze.
Già nel 1280 un grande artista come Arnolfo Cambio lavorava al presepe, in parte conservato in Santa Maria Maggiore a Roma.
Ma, al di là di queste rappresentazioni monumentali, fu soprattutto l’uso domestico e popolare a dare vita al tipo attuale di presepe. Certo, anche l’accento della pietà che esso implicava si è leggermente spostato.
La mondanità della figurazione si è fatta dominante, come si vede specialmente nei fasti del presepe napoletano. Ma chi rievochi quell’accento originario troverà ancora, dietro la prassi presepiale corrente, il respiro altissimo dello spirito che ne avviò la trionfale diffusione.

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