Taranto, migrante marocchino assolto da accusa di stupro

È stato assolto con formula piena “… perché il fatto non sussiste” Mohamed Chajari cittadino marocchino di 31 anni senza fissa dimora, costretto a rispondere di violenza sessuale nei confronti di una minore dopo la denuncia di una coppia di ragazzi, lei 17enne, lui poco più che maggiorenne, presentata la scorsa estate a Castellaneta Marina (Taranto).
L’accusa era quella di “aver palpeggiato e tentato di baciare la minorenne” mentre lui si è sempre difeso raccontando di averla solo aiutata perché svenuta dopo una sbronza.
Assoluzione decisa dal Collegio della Prima sezione penale del Tribunale di Taranto presidente il giudice Fulvia Misserini, che ha ordinato l’immediata scarcerazione del giovane marocchino, rinchiuso per tre mesi nel penitenziario di Foggia, e la trasmissione degli atti alla Procura, per le accuse di calunnia rivolte alla minorenne, di origine colombiana, e falsa testimonianza al fidanzato, cittadino brasiliano.
Assoluzione richiesta anche dal Pubblico ministero.
I fatti risalgono alla notte tra il 20 e il 21 agosto 2018.
Scatenarono le polemiche da parte dei leghisti pugliesi del Sud Italia che – capeggiati dal segretario altamurano Rossano Sasso pronto a definire il 31enne ‘bastardo irregolare’ – pochi giorni dopo inscenarono delle ronde sulla spiaggia di Castellaneta contro i venditori ambulanti non italiani e però contestate dai bagnanti presenti.
A ciò si aggiunse l’immancabile tweet del ministro dell’Interno leghista del Nord Italia Matteo Salvini, che puntava il dito contro il ragazzo “clandestino”.
Un processo tenuto a porte chiuse su cui l’avvocato Massimiliano Scavo difensore del giovane marocchino afferma : “Potete immaginare in che clima si è svolto il tutto. Si trattava di un ragazzo marocchino, senza documenti, ‘clandestino’, accusato di violenza sessuale. Già quella sera ha rischiato il linciaggio. Nonostante fosse sanguinante, a causa della bottiglia scagliatagli addosso, fu additato della presunta violenza, tanto da esser costretto a fuggire.
Quando ha chiesto aiuto per le ferite subite ha trovato dei soccorritori indifferenti e la sua denuncia per le lesioni non ha avuto alcun seguito. Aggiungo che la sua difesa era in mano a una collega che, poche settimane fa, ha voluto abbandonare il caso. Mi sono ritrovato questa storia tra le mani col Pubblico ministero che mi suggeriva di richiedere un rito alternativo. Procedimento che avrebbe portato in qualche modo alla condanna, se pur ridotta, per un reato mai compiuto. Essere andati avanti col processo era un rischio, che però ha pagato. Forse, avessi avuto dal primo momento in carico il caso, io stesso avrei optato per una formula alternativa, come spesso accade, e il ragazzo avrebbe avuto comunque una condanna. Al momento dell’assoluzione – conclude – abbiamo invece gioito assieme”.

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