Matera 2019, che succede dietro quella porta in Vico Lombardi?

Siamo nel cuore del Sasso Barisano: Vico Lombardi. Qui da dietro una piccola porta imbrattata si captano rumori pesanti di lavori di scavo o picconate o chi sa che. Viste persone nei dintorni del luogo che affaccia a ridosso di una scalinata ripida. Quest’ultima sembra riconducibile al patrimonio comunale.
Non esiste alcuna tabella che comunica quanto accade al di là della porticina. Trattasi di opere di manutenzione, restauro, movimenti di edilizia? E per fare che cosa: l’ennesimo ristorante o braceria o kebaberia o rosticceria o friggitoria in una zona dove nel giro di 30 metri, tra Vico Lombardi e Vico Commercio, insistono già tre ristoranti e un’attività che vende cibo?
“Bisogna evitare di cancellare il significato storico e ideale dei Rioni Sassi”.
Parole scritte da chi? Si leggono nel verbale conclusivo, anno 1977, della Commissione giudicatrice del concorso “Progetto di sistemazione e utilizzazione dei Sassi di Matera”.
Dunque, innanzitutto la salvaguardia dei Sassi. Finalità ribadita a chiare lettere dalla Legge speciale n.771 del 1986, a tutt’oggi in vigore.
Norma che, tra l’altro, stabilisce: “La conservazione e il recupero architettonico urbanistico, ambientale e economico dei Sassi sono di preminente interesse nazionale”. Rafforzativo, i piani di recupero prevedono il ritorno della città dei Sassi “… all’antico splendore attraverso la ricomposizione ed il restauro delle pregevoli tipologie architettoniche e micro urbanistiche originarie: case a corte, case palazziate, case a ballatoio, vicinati”.
Insomma, dar vita a un processo di tutela e sviluppo compatibile del vasto comprensorio urbano interessato: 30 ettari la superficie dei Sassi, 3012 abitazioni di cui 665 con ingresso al di sotto del piano stradale, 1672 a livello del piano, 362 con entrata in sopraelevazione, 307 al primo piano e solo 8 al secondo piano, 1645 interamente scavate nella roccia.
L’azzardo di utilizzare i fragili Rione Barisano e Rione Caveoso quali contenitori turistici di massa con relativa apertura di troppi ritrovi mangerecci è ben spiegato in un documento allegato al Piano regolatore di Matera, anno 1935.
Si legge: “Il problema dei Sassi più che riguardare il Piano regolatore, interessa il risanamento igienico. Risanamento che non potrà mai ottenersi in modo integrale per difficoltà tecniche e economiche. Le abitazioni dei Sassi infatti sono nella massima parte grotte scavate nella massa tufacea, accavallate l’una all’altra ed affiancate l’una all’altra, rese accessibili da stradette e gradoni, la cui peculiarità è data dai comignoli che spuntano fuori ad ogni passo poiché la strada stessa fa da copertura alle abitazioni.Ogni possibile sventramento richiederebbe tagli enormi e conseguenti opere di sostegno e di chiusura imponenti. Ma non verrebbe a cambiarsi la natura delle abitazioni stesse che resteranno sempre scavate nel masso impregnato da secoli di umidità non facilmente eliminabile, sia per deficienza di protezione dall’esterno e sia per assorbimento dagli strati inferiori”.
Nel libro “Quando l’America scoprì i Sassi” dell’ing. Giovanni Di Lena, anno 2007, è vergato: “Frequenti nei Sassi condizioni di precarietà statica e crolli di parti di edifici.La causa era ed è dovuta essenzialmente alla erosione e polverizzazione del tufo, sia quello del masso sia quello dei manufatti, causata dalla evaporazione dell’acqua di capillarità di cui il tufo era ed è quasi sempre impregnato. Come è noto l’acqua di capillarità nel tufo è sempre una soluzione alcalina di solfati e nitrati, all’evaporazione dell’acqua i sali rimangono nel tufo con aumento della concentrazione prima e solidificazione dopo. La solidificazione si accompagna ad aumento di volume e questo provoca la polverizzazione del materiale”.
Già, millenni di umidità e frantumazione del tufo.
Che cosa accade dietro quella porta che si trova in Vico Lombardi?
Ah, saperlo.

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