Foggia, professori a contratto sul piede di guerra

A Foggia come in tutta Italia i neolaureati in cerca di un futuro occupazionale all’interno dell’Università o anche all’esterno, sono alle prese con una crisi di sistema tra le più gravi dell’ultimo decennio. «Siamo i campioni della precarietà», dicono i dottori foggiani che hanno convocato un incontro nella sede della Camera del lavoro, sede della Cgil, organizzati dall’Associazione dottorandi di ricerca italiani e dalla Flc Cgil, la federazione dei lavoratori della Conoscenza.
Trattasi di 200 unità, attivamente impegnate nei sei Dipartimenti universitari, costretti ogni anno a fare i conti con il rinnovo dell’assegno (dai 1200 ai 1400 euro mensili), senza orari di lavoro fissi, appesa al filo dell’improvvisazione di una vita che a 35-40 anni non sei ancora in grado di poter pianificare. I ricercatori adesso spingono sull’acceleratore, per il 14 dicembre hanno già fissato una manifestazione a Roma: chiedono un piano strutturale per l’assunzione di personale, norme meno rigide per l’immissione in ruolo, una riforma che dia prospettiva di vita.
«Siamo sul filo dell’improvvisazione – dice Francesco Di Noia, dottore di ricerca assegnista in Diritto del lavoro – il mio contratto può essere prorogato fino a un massimo di 12 anni, poi potrei essere assunto come ricercatore per altri 3-5 anni. Ma finito tutto questo a 45 anni, oggi ne ho 31, paradossalmente potrei trovarmi fuori dall’università. Vi sembra normale tutto ciò?».
I ricercatori chiedono un piano straordinario di 20 mila assunzioni, il Governo gialloverde risponde con mille nella nuova Legge di Stabilità ma non è detto che l’emendamento rientri nel pacchetto.
«I ricercatori costituiscono ormai l’ossatura delle università – sottolinea il prof. Giovanni Messina, delegato alla ricerca scientifica tecnologica e terza missione dell’Ateneo dauno – a Foggia siamo perfettamente in linea con la media nazionale, il 56% del corpo docente è formato da loro».
A Foggia i professori a contratto sono circa 200 su 370 docenti di ruolo (associati e ordinari). La platea della precarietà in cattedra è molto variegata: ci sono i ricercatori cosiddetti di “tipo A” (tre anni più due di contratto), gli assegnisti, i dottorandi (circa 90) che sono un po’ gli studenti “senior”, il primo gradino della scala gerarchica che porta al dottorato di ricerca.
«Un piano straordinario è auspicabile – aggiunge Messina – tenuto conto che negli ultimi anni il personale di ruolo nelle università è diminuito del 20%. Chiediamo l’assunzione di giovani che non sono più giovani perchè a quarant’anni si abbia finalmente il diritto di aspirare a quel posto tanto agognato».

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