Brindisi, arrestati proprietari di Magrì Arreda per sfruttamento dei dipendenti

Stipendi più bassi rispetto al Contratto nazionale e false buste paga e straordinari non retribuiti: sono alcune delle accuse a carico di due imprenditori di Francavilla Fontana – titolari del marchio Magrì Arreda, con punti vendita in tutta Italia si sarebbero arricchiti. Ad agevolare lo sfruttamento dei lavoratori due sindacalisti locali, che consigliavano loro di accettare qualunque condizione contrattuale e persino falsi accordi conciliativi, sotto la minaccia del licenziamento.
I due imprenditori V.M. e L.S.M. sono agli arresti domiciliari, al termine delle indagini della Guardia di finanza di Brindisi, guidati dal comandante Pierpaolo Manno.
Estorsione e autoriciclaggio i reati contestati. Oltre alla misura cautelare personale, chiesta dal Pubblico Ministero Simona Rizzo e disposta dalla Gip Tea Verderosa è stato eseguito il sequestro preventivo per beni e altri profitti dei reati, pari a 1,2 milioni di euro.
Stando a quanto accertato dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria, diretti dal colonnello Gabriele Gargano, i due amministratori dell’azienda avrebbero “approfittato, di una situazione di difficile contesto occupazionale, della situazione di debolezza dei loro dipendenti”. Imponendo trattamenti economici inferiori ai minimi contrattuali o non parametrati alle effettive mansioni svolte, fatto sottoscrivere ricevute di quietanza per somme di denaro contante mai corrisposte o buste paga attestanti il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle effettive, costretto i lavoratori a rassegnare dimissioni volontarie per poi essere riassunti a condizioni più sfavorevoli, fatto indicare ferie mai godute, sottoscrivere falsi verbali di conciliazione in sede sindacale. A tale proposito tra i sette indagati ci sono due sindacalisti brindisini che avrebbero di fatto aiutato la società a tenere sotto scacco i lavoratori. Indagati anche due capireparto e un lavoratore in nero, che si è presentato al Pronto soccorso per una ferita, dichiarando di essersela procurata a casa, quando l’incidente era accaduto in azienda.
L’inchiesta è partita da una verifica fiscale effettuata nel 2014 dalla Guardia di finanza e ha riguardato i rapporti di lavoro tra il 2014 e il 2017. Quarantasei i dipendenti vittime di condotte illecite che sono stati ascoltati dagli investigatori e hanno ammesso di essere stati costretti ad accettare condizioni sfavorevoli pur di non rimanere disoccupati.

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