Bancari, il rinnovo del contratto di lavoro sarà una guerra

“Il rinnovo del Contratto di Lavoro sarà una guerra”. È questo il messaggio lanciato, nel suo intervento finale, dal Segretario Generale della FABI (federazione autonoma bancari italiani), Lando Maria Sileoni.
Col suo discorso, ripetutamente interrotto dagli applausi dei 1.500 delegati sindacali in sala, si è chiuso il 124° Consiglio Nazionale della Federazione Autonoma Bancari Italiani. Tre giorni di lavori intensi, all’hotel Crowne Plaza di San Donato Milanese, con dibattiti e tavole rotonde che hanno abbracciato tutti i temi della politica economica e quelli relativi all’industria bancaria. Il grande evento è stato anche l’occasione per festeggiare i 70 anni della FABI, nata proprio a Milano nel 1948.
Occhi puntati, ovviamente, per tutti i tre giorni, sul rinnovo del Contratto di Lavoro dei bancari (sia ABI sia BCC) col negoziato che partirà l’anno prossimo.
Per quanto riguarda la piattaforma contrattuale, Sileoni ha indicato quattro punti, già condivisi con le altre organizzazioni sindacali: rafforzamento dell’area contrattuale, tutela dell’occupazione, una cabina di regia per gestire la digitalizzazione, significativi aumenti retributivi. Sullo sfondo, l’inasprimento tributario a carico del settore bancario, inserito nella Legge di bilancio all’esame del Parlamento.
Centrale, nell’intervento del Segretario Generale della FABI, la questione degli aiuti pubblici: “È una clamorosa bugia quella di una montagna di denaro pubblico sborsato per tenere in piedi il settore”. Parliamo di poco più di 14 miliardi di euro, poco più dell’1% del prodotto interno lordo, molto meno di quanto speso in Germania (5,9% del pil), in Spagna (4,4% del pil) e, in generale, in Europa (media 4,6% del pil). Marginali, poi, i fondi pubblici destinati a pensionamenti e prepensionamenti: si tratta di 570 milioni di euro a fronte di 3,8 miliardi che il settore bancario, negli ultimi anni, ha versato per finanziare l’indennità di disoccupazione di altre categorie.
Sileoni ha poi parlato dei temi europei, con alcuni passaggi alla regolamentazione assai stringente – sia quella della Banca Centrale Europea sia quella dell’Unione Europea – che ha danneggiato gli istituti di credito italiani e penalizzato meno quelli di altri paesi. Nel suo discorso, il Segretario Generale ha fatto riferimento alla difesa del settore, anche dagli attacchi che arrivano dal mondo politico.
E ancora: il Fintech; le pressioni commerciali; il Sud e la fuga dei giovani, all’estero e in altre regioni del Paese. Tra gli argomenti, il risparmio tradito, con la necessità di risolvere la faccenda dei rimborsi e di condannare severamente chi ha responsabilità nei dissesti bancari.
“La fiducia” ha concluso Sileoni “è la linfa vitale dell’economia ed è alla base di tutto persino nell’era degli algoritmi che stabiliscono il merito di credito”.

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