La riconversione di 33 ex ospedali pugliesi

La rete dei Punti territoriali di assistenza sarà composta da 29 strutture, più altre quattro dedicate all’accoglienza dei pazienti post-acuti. La giunta regionale pugliese ha dato il via libera all’assetto degli ex ospedali riconvertiti, che dovranno essere trasformati secondo le nuove tabelle: via degenze e pronto soccorso, ospiteranno servizi di prossimità e – in alcuni casi – manterranno le sale operatorie per il day-surgery.
Gli ex ospedali sono quelli presenti a Rutigliano, Altamura, Gravina, Bitonto, Ruvo, Gioia, Noci, Grumo, Conversano, Minervino, Spinazzola, Trani, Torremaggiore, S. Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Monte S. Angelo, Troia/Accadia, Mesagne, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, San Pietro Vernotico, Massafra, Mottola, Campi Salentina, Nardò, Poggiardo, Maglie e Gagliano del Capo, a cui si aggiungono i Ppa (Presidi post-acuzie) di Canosa, Terlizzi, Triggiano e Grottaglie.
Nei Ppa devono essere allocate tutte le funzioni che non necessitano di ricovero ospedaliero, oltre che i servizi di continuità assistenziale, l’assistenza specialistica, gli studi dei medici di base e dei pediatri di libera scelta, laboratori di analisi e prestazioni strumentali.
In attuazione del Piano operativo concordato con i ministeri, la Regione ha effettuato una revisione complessiva dei servizi che va nella direzione di garantire la complementarietà, eliminando le sovrapposizioni.
Tutti i Pta avranno ad esempio un Urp (l’Ufficio per le relazioni con il pubblico), e la cosiddetta Pua (Porta unica d’accesso) che rappresenta il punto di contatto per l’orientamento del paziente. Le grandi strutture sanitarie già attive (la Tac di Bitonto, Tac e risonanza a Conversano) rimarranno operative. Terlizzi e Triggiano, che hanno strutture molto grandi vedranno la disattivazione dei reparti per la conversione dei posti letto alla lungodegenza e la riabilitazione, più il centro risvegli-hospice in corso di realizzazione (Triggiano).
Il processo di riconversione non sarà immediato, perché la disattivazione dei reparti di degenza ancora aperti comporta una diversa distribuzione del personale che dovrà essere discussa con i sindacati. Allo stesso modo, sarà necessario rivedere le convenzioni con i medici specialisti, mentre dovrà essere avviato il confronto per l’attivazione degli Ospedali di comunità, oltre che quello con i medici di base per il trasferimento degli ambulatori.

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