Racconti della presenza ebraica nel capoluogo pugliese

L’Università di Bari in collaborazione con l’associazione Italia Israele Alexander Wiesel ha organizzato lo storyselling “I figli raccontano”, i figli che hanno raccontato sono Silvia Godelli, Bernardo Kelz, Sarah e Maurizio Wiesel, introdotti e presentati dal Professor Guido Regina.
Il Professor Gaetano Dammacco ha parlato della presenza ebraica a Bari, nella tradizione orale vi è una famiglia ebrea che dà una mano per la traslazione di san Nicola, mentre vi sono stati molti ebrei iscritti all’Università di Bari prima della seconda guerra mondiale, dopo e sino al 1948 Bari è diventata una delle basi di partenza per Israele con Alexander Wiesel che collaborò con Ada Sereni per favorire tale emigrazione e con tanti marittimi baresi.
Per alcuni di loro Bari è diventata la residenza come il padre di Silvia Godelli che nasce a Goldstein e cittadino dell’Impero Austoungarico, alla fine della Prima guerra mondiale, il nonno è un’ex combattente che ha perso la guerra ma anche la patria perchè l’enclave ungherese in cui è nato diventa parte della Romania, portandolo ad emigrare verso un’altra città della Mitteleuropa Fiume acquisendo la cittadinanza Italiana e perdendola.
Ha parlato del dramma che hanno avuto per la perdita delle origini, della casa, delle relazioni personali, della sofferenza d’identità anche per la mancanza di sapori come i fagiolini con lo yoghurt.
Silvia Godelli nota come la Shoah non ha avuto parole nè narrazione, solo dopo molti anni suo zio sopravvissuto ad Auschwitz le parlò con molti pudori dell’accaduto.
Bernardo Kelz ha raccontato di come in Polonia già nel 1924 furono pubblicate le prime leggi antisemite, di cui in Polonia è vietato parlare per una recente legge.
Suo padre voleva fare medicina ma solo due ebrei potevano farlo in tutta la Polonia, si laurea in economia e commercio ma non può essere assunto in banca, conosce una ragazza figlia d’un illustre medico e insieme s’iscrivono ad Odontoiatria, si laureano mettono insieme famiglia ed aprono uno studio insieme sino a quando lui in visita al padre viene arrestato e deportato, riesce a buttarsi dal treno prima di Leopoli ed a telefonare alla moglie per ricongiungersi a Lublino, ma la moglie fidando nel fatto che nessuno sapesse che era ebrea non si presenta e sia lei che il figlio Bernard spariscono nella Shoah, in Italia si rifà dopo molte vicissitudini una vita ed ha un’altro figlio Bernardo.
Maurizio e Sarah Wiesel hanno parlato della loro famiglia che dalla Romania si trasferirono in Ceccoslovacchia a Praga rimasta nel cuore del loro padre Alexander, ma non molti dei suoi abitanti che inneggiarono al vincitore, con un’aria di pericolo che lo spinsero ad aderire all’organizzazione sionista, durante una riunione essendo il più giovane toccò a lui il pericoloso compito di trovare le sigarette, al ritorno trovò la Gestapo e scappò.
Cercò di emigrare in Palestina ma la prima volta fù truffato la seconda ci riuscì.
Si arruola nella Brigata Ebraica e fà il giro d’Italia da Siracusa a Ravenna stabilendosi a Bari.
Solo nel 1946 ebbe notizie dal fratello della sua famiglia tutti sterminati tranne loro due e i procugini a New York.
Maurizio e Sarah Wiesel non lo dicono per pudore ma uno di loro è Elie Wiesel Premio Nobel per la Pace.

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