Censis, come i media digitali hanno cambiato gli italiani

“Lo sviluppo impetuoso dei media digitali si accompagna ad un discorso diametralmente opposto che riguarda la carta stampata e l’ampliamento del press divide: il 56% degli italiani non contempla abitualmente nella sua dieta mediatica i mezzi cartacei, libri, giornali, riviste, periodici di carta. Crisi anche del libro e dei lettori: solo il 42% degli italiani ha letto almeno un libro nel corso dell’anno e gli e-book si fermano all’8,5%”. È quanto si legge nell’ultimo Rapporto sulla comunicazione elaborato dal Censis (centro studi investimenti sociali).
Rapporto significativo perché mostra in piena evidenza la rivoluzione indotta in tutta la filiera dei media e non solo dai processi di disintermediazione digitale e della digital life tanto che si arriva a parlare di mutazione antropologica.
Uno studio che segna un salto d’epoca non soltanto perché i media digitali continuano a battere nuovi record: otto italiani su dieci utilizzano internet, sette su dieci hanno lo smartphone connesso in rete ed altrettanti utilizzano i social network. L’effetto finale di tutto questo grande processo di disintermediazione digitale è la fine dello star system per come l’avevamo conosciuto.
Nell’era biomediatica, si legge nel documento, la metà degli italiani ritiene che chiunque può diventare un divo, un terzo considera che per essere una celebrità bisogna essere attivi sui social network un quarto dice che i divi del passato non esistono più. Solo uno su dieci si riferisce ai divi come dei miti a cui ispirarsi per la propria vita.
Oggi “siamo tutti divi, il che vuol dire che in realtà nessuno lo è più e questo blocca quel meccanismo sociale di proiezione e di tipo aspirazionale. Non lo diciamo con nostalgia perché non bisogna mai rispetto ai cambiamenti reclinare la testa all’indietro, ma questo è un aspetto importante in termine di impatto dei cambiamenti delle diete mediatiche degli italiani sul corpo sociale”.
Nella fotografia del Censis si evidenzia anche la forte cesura generazionale nei consumi mediatici. Tra di under 30 la quota di utenti di Internet supera il 90% mentre si ferma al 42,5% tra gli over 65 Come pure l’86% dei giovanissimi usa lo smartphone contro il 35% degli anziani. E se più della metà dei giovani si informa sul web lo fa appena un quinto della tribù dei capelli grigi.
E l’informazione? Se i telegiornali sono ancora la principale fonte di notizie per gli italiani il Rapporto fotografa il crollo dei lettori dei quotidiani. Se nel 2007 il 67% degli italiani non rinunciava alla lettura del quotidiano la percentuale è scesa al 37,4% nel 2018 (anno in cui peraltro si registra un +1,6% di utenza). Un calo che non è stato compensato dalle testate on line dei quotidiani seguiti dal 26,3% degli italiani mentre crescono molto gli aggregatori di notizie e i portali generici di informazione (46%).
Ma anche da questo punto di vista il 2018 segna una novità: l’informazione on line attraverso i social e soprattutto via Facebook – cresciuta negli ultimi anni al punto tale che il social di Zuckerberg è diventato il secondo mezzo di informazione dopo i telegiornali – registra invece una battuta d’arresto.
Ha pesato probabilmente il dibattito sulle fakenews e lo scandalo di Cambridge Analitica che devono aver fatto sì, si legge nel Rapporto, che in generale l’informazione on line, quella non professionale e autorevole dei giornalisti, abbia perso di credibilità. C’è quindi un ritorno alle forme di informazioni autorevoli e professionali ed è la prima volta che si registra questa svolta.
Eppure l’uso politico dei social network viene visto con favore da quasi la metà degli italiani (47,1%) per il fatto che cittadini e politici possono parlarsi bypassando i tradizionali mediatori. Il 29,2% degli italiani è invece contrario perché si favorirebbe il populismo mentre per il 23,7% si fa solo gossip e le notizie importanti si trovano solo sui giornali e in tv.
“C’è una crescita di consapevolezza degli italiani – commenta il direttore generale Censis – che non rinnegano i meccanismi di disintermediazione digitale e ne è una conferma che la metà degli italiani giudica preziosa o comunque utile l’uso dei social in politica. Allo stesso tempo è però cresciuta la consapevolezza nei termini di affidabilità dei media che vengono consultati per informarsi per cui i giornali radio, i telegiornali, le all news, la carta stampata hanno più credibilità nell’opinione degli italiani rispetto alle altre fonti che si possono trovare sul web”.

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