Istanza contro le prove di secessione della Regione Veneto

Piccole e grandi manovre di secessione all’italiana (in perfetto e sospetto silenzio) in capo alla Regione Veneto e sostenute dalla Lega Nord capeggiata dal vicepremier nonchè Ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Qui la petizione (a cui si può aderire cliccando su change.org No alla secessione dei ricchi) ideata e sottoscritta da non pochi cittadini italiani.

“Il Veneto, la Lombardia e sulla loro scia altre undici Regioni si sono attivate per ottenere maggiori poteri e risorse. Su maggiori poteri alle Regioni si possono avere le opinioni più diverse. Ma nei giorni scorsi è stata formalizzata dal Veneto (e in misura più sfumata dalla Lombardia) una richiesta che non è estremo definire eversiva, secessionista.
Per la stima delle risorse che lo Stato dovrebbe trasferire alle Regioni per le nuove competenze, la Regione Veneto propone di calcolare i “fabbisogni standard” in modo inaccettabile, tenendo conto non solo dei bisogni specifici della popolazione e dei territori (quanti bambini da istruire, quanti disabili da assistere, quante frane da mettere in sicurezza) ma anche del gettito fiscale e cioè della ricchezza dei cittadini. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti.
Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca. Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione.
Non solo: per raggiungere questi risultati discriminatori, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP: livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti.
E se non si sa “quanto costano” i LEP, come si può stabilire l’entità delle risorse da assegnare alle Regioni per garantirne il godimento ai cittadini?
Ove si procedesse all’incontrario, ovvero: prima trasferire risorse alle Regioni, poi stimare il costo dei LEP, qualcuno potrebbe accaparrarsi più del necessario senza che sia evidente a chi lo stia togliendo.
È inaccettabile che in diciassette anni non si sia fissato il valore dei LEP, a vantaggio di tutti i cittadini italiani, mentre in pochi mesi si sia arrivati alle battute consultive del processo di autonomia differenziata, a vantaggio di pochi.
La Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall’offerta formativa scolastica, ai contributi alle scuole private, i fondi per l’edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitaria, la cassa integrazione guadagni, programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti , la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom.
In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese. La Regione Veneto propone pure che il Parlamento dia una delega totale e al buio al Governo e che tutte le decisioni siano prese da una Commissione tecnica Italia-Veneto.
Secondo la Costituzione non può essere così: il Parlamento non può essere espropriato del diritto-dovere di legiferare su questioni decisive per il futuro dell’Italia.
Siamo di fronte a uno stravolgimento delle basi giuridiche su cui è sorta la Repubblica italiana. Una materia di tale portata non può e non deve essere risolta nei colloqui fra una rappresentante del Governo e uno della Regione interessata (oltretutto, dello stesso partito e della medesima regione).
Tutti i cittadini italiani hanno il diritto di essere coinvolti nella decisione sia attraverso i propri rappresentanti parlamentari, sia attraverso un grande dibattito pubblico, in cui porre in luce e discutere obiettivi, contenuti e conseguenze di tali proposte. Solo così i cittadini possono valutare e decidere.
PERTANTO i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Presidente della Repubblica e ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati che ai parlamentari sia garantito il diritto-dovere di intervenire in tutti i passaggi della procedura su una questione fondamentale, con una approfondita discussione e analisi nelle Camere e che, contemporaneamente, sia garantito il diritto dei cittadini a essere informati dettagliatamente e costantemente, attraverso la tv pubblica, il coinvolgimento di esperti indipendenti e il confronto fra tesi diverse;
I sottoscritti cittadini italiani chiedono ai parlamentari di tutti gli schieramenti che nessun trasferimento di poteri e risorse a una Regione sia attivato finché non siano definiti i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art. 117, lettera m della Costituzione); e che il trasferimento di risorse sulle materie assegnate alle Regioni sia ancorato esclusivamente a oggettivi fabbisogni dei territori, escludendo ogni riferimento a indicatori di ricchezza”.

  • Gianfranco VIESTI, docente di economia, Università di Bari
  • Vito TANZI, già docente università di Washington e dirigente Fondo monetario internazionale
  • Piero BEVILACQUA, già docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma
  • Antonio GIORDANO, oncologo, docente alla Jefferson University di Philadelphia Pennsylvania, United States, docente di anatomia patologica all’Università di Siena
  • Albina COLELLA, docente di geologia, università della Basilicata
  • Domenico CERSOSIMO, docente di economia università della Calabria
  • Vittorio DANIELE, docente di economia, università Magna Grecia
  • Paolo MALANIMA, docente di economia, università della Magna Grecia
  • Isaia SALES, docente di storia delle mafie, Suor Orsola Benincasa di Napoli
  • Marta PETRUSEWICZ, docente di storia moderna, università della Calabria
  • Saverio RUSSO docente di storia moderna, università di Foggia
  • Giuliano VOLPE, docente di archeologia, università di Foggia
  • Francesco BENIGNO, docente di storia moderna Scuola Normale Superiore di Pisa
  • Alfonso CONTE, docente scienze politiche, università di Salerno
  • Ettore BOVE, docente economia politica, università della Basilicata
  • Nicola OSTUNI, docente di storia economica, università Magna Grecia
  • Nicola GRASSO, docente di diritto costituzionale, università del Salento
  • Guglielmo FORGES DAVANZATI docente di economia, università del Salento
  • Giuseppe GANGEMI, docente scienze politiche, università di Padova
  • Roberto VERALDI, docente di sociologia, università di Chieti
  • Eduardo LAMBERTI CASTRONUOVO, docente di etica dell’informazione alla Mediterranea di Reggio Calabria
  • Giancarlo COSTABILE, docente di storia della pedagogia, università della Calabria
  • Pietro DALENA docente di storia medievale, università della Calabria
  • Charlie BARNAO, docente di sociologia, università Magna Grecia
  • Carlo IANNELLO, docente di diritto pubblico, università Vanvitelli
  • Antonio IAVARONE, M.D. Department of Neurology and Institute for Cancer Genetics, Columbia University
  • Marco PLUTINO, docente di diritto pubblico, Università di Cassino
  • Erasmo VENOSI, fisico nucleare, consulente su impatto ambientale e sostenibilità economica grandi opere
  • Alberto LUCARELLI, co-direttore della rivista “Rassegna di diritto pubblico europeo”.

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