Salvini-Di Maio contro Ordini professionali, a cominciare dai giornalisti

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, interviene sulle dichiarazioni del Sottosegretario Vito Crimi che, per conto del Governo giallo verde, sta operando per l’abolizione degli Ordini professionali, a partire da quello dei giornalisti.
«Ci opporremo a qualunque tentativo di smantellare o anche solo indebolire gli Ordini intesi come comunità etiche a garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini”, prosegue Anelli. «Siamo profondamente amareggiati dai contenuti e dai toni del dibattito parlamentare sulle intenzioni del Governo di abolire l’Ordine dei giornalisti, trasformandolo in qualcosa di diverso e, dunque, snaturandolo. Se questa è la visione che il governo ha degli Ordini professionali – rileva Anelli – è un’idea quantomeno riduttiva, che va contro la ratio legis che ha portato all’istituzione di questi Enti, e contro la stessa Costituzione».
Gli Ordini professionali, afferma il presidente dell’Ordine dei Medici «lungi dall’essere strumenti coercitivi, restrittivi della libertà del sistema, sono invece garanzie che lo Stato ha voluto a tutela proprio delle libertà e dei diritti dei cittadini. L’Ordine dei giornalisti è infatti garante dell’articolo 21 della Costituzione, sulla libertà di stampa e di manifestazione del pensiero e delle opinioni, così come l’Ordine dei medici e gli altri Ordini delle professioni sanitarie sono posti a guardia dell’articolo 32 sulla tutela del diritto alla salute».
Iscriversi a un Albo «significa ben più che pagare una tassa. Vuol dire entrare a far parte di una comunità professionale che condivide principi e valori e che si detta autonomamente regole per concretizzare tali valori nell’interesse dei cittadini, dello Stato, della professione stessa nel senso più alto. Iscriversi a un Albo significa accettare, in nome di un interesse più elevato, quello della collettività, di essere sottoposto non solo, come tutti i cittadini, alla responsabilità civile e a quella penale, ma anche a quella etica e deontologica, a volte persino più restrittiva delle altre due, ma fondamento essenziale e ineludibile dell’esercizio della professione. Noi medici non siamo contrari alle riforme, così come non lo sono i giornalisti – conclude Anelli -. Ci opporremo invece a qualunque tentativo di smantellare o anche solo indebolire gli Ordini intesi come comunità etiche a garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini».

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