Matera Sassi, quell’ascensore mai entrato in funzione realizzato con soldi pubblici

L’impianto di sollevamento per persone si trova in Vico Commercio nei pressi di Via delle Beccherie, importante arteria stradale dei Rioni Sassi. Progettato nel 2008 e consegnato a metà anno 2012. Oggi, settembre 2018, l’ascensore mai inaugarato è preda facile del degrado fisico e vandalismi d’ogni specie.
Un manipolo di analfabeti funzionali a fronte del montacarichi per genere umano si permettono di vociferare: “Perchè la città nominata capitale europea della cultura 2019 non si accorge di quest’opera pubblica abbandonata nel cuore storico e paesaggistico del Sasso Caveoso?”. Domanda non campata in aria, a cui un qualunque pubblico ufficiale o rappresentante politico dovrebbe fornire risposta.
Comunque “Bisogna evitare di cancellare il significato storico e ideale dei Rioni Sassi”. Parole scritte nel verbale, anno 1977, della Commissione giudicatrice del concorso “Progetto sistemazione e utilizzazione dei Sassi di Matera”.
Momento importante e rigorosa valutazione degli elaborati pervenuti tanto che “Non si è potuto – spiega la Commissione – assegnare il primo premio perché non è stato possibile individuare fra i concorrenti un progetto che rispondesse in modo completo a tutte le specifiche richieste, fissate nel Bando”. Al secondo posto si classifica il progetto inviato dal Gruppo facente capo all’architetto Tommaso Giura Longo.
Ecco, innanzi tutto la salvaguardia dei Sassi.
Finalità ribadita a chiare lettere dalla Legge speciale n.771 del 1986 attualmente in vigore. Norma che con il primo articolo stabilisce “La conservazione e il recupero architettonico urbanistico, ambientale ed economico dei Sassi sono di preminente interesse nazionale”. In senso rafforzativo, i Piani di recupero prevedono il ritorno della città dei Sassi “… all’antico splendore attraverso la ricomposizione ed il restauro delle pregevoli tipologie architettoniche e micro urbanistiche originarie: case a corte, case palazziate, case a ballatoio, vicinati”.
In sintesi, l’obiettivo è di dar vita a un processo di tutela e sviluppo compatibile del vasto comprensorio urbano interessato: 30 ettari la superficie dei Sassi e 5 mila ettari l’altipiano murgico. E poi 3.012 abitazioni, di cui 665 con ingresso al di sotto del piano stradale, 1672; a livello del piano, 362 con entrata in sopraelevazione, 307 al primo piano e solo 8 al secondo piano, 1645 interamente scavate nella roccia.
Dall’anno 1993 i Sassi diventano patrimonio dell’Umanità, perché inseriti nei siti dell’Unesco.
Considerato quanto sopra non poche perplessità hanno suscitato la costruzione di siffatto ascensore, e della sottostante rampa in acciaio, mai entrato in funzione.
Lavori messi in opera con Fondi europei strutturali 2000-2006: 267.471,52 euro e altri 152.528,48 a disposizione dell’Amministrazione comunale.
Ascensore e rampa per chi? A che cosa serve un ascensore così piccolo e stretto che sbuca in un altro luogo scosceso dei Sassi? Un elemento che modifica l’assetto urbano storico e paesaggistico di questa zona non secondaria del Sasso che volge a Bari.
E allora perché mettere mano proprio in quest’area che dovrebbe essere preservata visto, tra l’altro, che dal 1993 i Rioni Sassi risultano patrimonio dell’Unesco?
Già, per quale motivo.
Eloquenti le foto, esclusive, che qui si pubblica (fatte l’altro ieri). A cominciare da quella di Vico Commercio e dintorni scattata nel 1958.

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