Matera 2019, ma quante automobili gremiscono i Rioni Sassi

Automobili e automobili e automobili dentro i Rioni Sassi, Barisano e Caveoso, patrimonio Unesco dall’anno 1993. La presenza di esemplari delle quattro ruote, di piccola o grossa cilindrata, si riscontra in ogni luogo: sopra i marciapiedi, a ridosso di case o palazzine, ferme nei pressi di qualunque costruzione storica. Incredibile fenomeno, di fine anno 2018, che probabilmente rientra nella cosiddetta “rigenerazione urbana” degli antichi Rioni o della città storica.
Interessante sull’argomento quanto scritto ultimamente da Pier Luigi Cervellati architetto e urbanista già Docente di restauro recupero e riqualificazione urbana presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna e Facoltà di Architettura all’Università di Venezia.
Ecco: “La Città storica è morta. È diventata un popoloso deserto. La si cita sempre meno e le poche volte che lo si fa si preferisce parlare di «centro», un termine vecchio e sbagliato. Le Leggi aggiornate o rifatte (con eccezione della Toscana) la Città storica la ignorano. In molti dei nuovi piani essa non viene più perimetrata. Sempre meno abitata, è l’unica parte dell’aggregato urbano frequentata, bistrattata, storpiata, usata da un turismo che si vuole aumentare. L’epidemia dei bed & breakfast infesta alloggi storici monumentali e popolari. L’esplosione dei mini market – estensione in forme minori e apparentemente più amichevoli e umane delle catene della grande distribuzione organizzata – cancella le botteghe. Gli artigiani sono sempre più rari e le boutique sopravvivono con il turnover/scambio d’investimenti spesso poco trasparenti.
Pizzerie e kebaberie, paninerie, salumerie e formaggiai si adeguano ai ristoranti e alle trattorie (con o senza «dehor») che invadono portici, strade e piazze.
È la moda. O, meglio, è il turismo di rapina, come amava ripetere Antonio Cederna («È una rapina edilizia ma la chiameremo turismo di massa», scriveva, ad esempio, nel 1983 sulla «Nuova Sardegna») che impone eventi, mostre effimere e movida, tutto per calamitare gente.
Dalla città d’arte alla post-città shopping center; dalla fiera del tortellino e della mortadella, alternata con tre giorni di filosofia o di storia, alla città resort o luna park dei poveri; è un inno continuo alla valorizzazione del patrimonio. Ma chi lo tutela, il patrimonio?
I Comuni sono assetati di denaro e accettano volentieri il cambio di destinazione d’uso e i nuovi interventi. Le soprintendenze boccheggiano; unificate, condensano in una sola persona competenze che vanno dall’archeologia alla botanica, all’architettura, alla pittura, al paesaggio, all’incunabolo. …Eppure la città storica, se studiata e tutelata, può diventare il paradigma della città metropolitana italiana del XXI secolo. La sua presenza storica non aveva un centro e tanto meno una periferia. La sua struttura, basata sulle parrocchie e articolata in quella che oggi si direbbe la location dei conventi, potrebbe essere la base organizzativa della città metropolitana in Italia. Nella consapevolezza che l’innovazione è nella tradizione.
Invece il liberismo in urbanistica genera periferia, consumo di suolo, privatizzazione dei luoghi paesaggisti e dei monumenti, degrado e crisi economica. Impedisce la partecipazione e di conseguenza una corretta pianificazione. Non è un caso che in Italia, da quando sono state attribuite a undici città capoluogo il ruolo di «città metropolitana», nessuna di loro ha formulato ipotesi o bozze di piano o principi metodologici, di organizzazione del territorio «metropolitano».
Altro che rigenerazione urbana”.
Qui le foto scattate l’altro ieri nei Rioni Sassi.

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