ILVA, ministro grillino Di Maio non decide

Il vicepremier nonchè ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, contrattacca dopo il vertice sull’Ilva al ministero con i vertici di ArcelorMittal, il compratore designato dell’acciaieria, e 62 rappresentanti di sigle e associazioni del territorio.
Parla di “un cambio di metodo”, in riferimento al summit con molti soggetti al tavolo, attaccando il predecessore ministro Carlo Calenda “che firmava i contratti senza neanche dirlo ai sindacati”.
Il governo, sostiene Di Maio, “non ha fretta di assegnare l’Ilva al primo compratore che passa. Ho chiesto dei miglioramenti” ad ArcelorMittal” sugli aspetti ambientali e occupazionali, e per me non sono ancora sufficienti”.
Nel corso della riunione ministeriale c’è stata la presentazione delle proposte aggiuntive da parte dela multinazionale siderurgica, che si è visto aggiudicare la gara per l’Ilva in attesa di capire quale esito daranno le verifiche del Ministero dopo i rilievi Anac sulla procedura.
ArcelorMittal ha previsto di raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017, l’azzeramento delle polveri al 2020 con 18 mesi in anticipo rispetto a quanto previsto dal Dpcm del dicembre 2017, l’anticipazione della fine dei lavori per la copertura dei parchi delle materie prime (da realizzare entro giugno 2020 per il carbone e gennaio 2020 per il minerale ferroso), indicando l’obiettivo di supporto alla crescita e al benessere delle comunita locali.
“Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva?”, ebbene afferma Di Maio “ci sono i portatori di interesse” e il metodo del M5S è quello di “ascoltare tutti. So bene che è una procedura inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal”.
Giustificazioni che non hanno placato le rivendicazioni del primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, che ha disertato l’incontro con i sindaci dell’area di ‘crisi’ del tarantino, e il presidente della Provincia ionica, Martino Tamburrano. “Spero che si faccia in fretta e spero che ci sia una prova di chiarezza dal tavolo di Roma. Perché, diversamente, saremo in trincea per tutelare gli interessi della nostra comunità”, diceva Melucci nella contro-conferenza stampa organizzata in parallelo al vertice del Mise. Quello che per il leader della Fim, Marco Bentivogli, era una “riunione non seria”, con il “rischio passerella” e di “monologo” del ministro.

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