Ferrovia Potenza-Foggia, quel tratto a scartamento burocratico senza fine

Al principio di luglio 2018 la Giunta regionale pugliese concede l’assenso al rilascio dell’Autorizzazione paesaggistica per lo svecchiamento della tratta ferroviaria Potenza-Foggia. Provvedimento in deroga che riguarda gli interventi di elettrificazione, rettifiche di tracciato, consolidamento della sede, sistema di controllo marcia treno con encoder da segnale. Quest’ultimi ideati da Rete Ferroviaria Italia S.p.A. e da realizzare tramite Italferr S.p.A..
Il lasciapassare politico-burocratico contempla anche diverse prescrizioni stabilite dalla Soprintendenza Archeologica e Belle Arti di Foggia e Barletta Andria Trani.
Per esempio: “gli alberi e le essenze che andranno a piantumarsi siano di tipo locale, è fatto carico alla società proponente di verificare il reale attaccamento delle essenze piantumate con controlli periodici, prima di procedere con qualsiasi intervento sui ponti e viadotti sia presentato un progetto dettagliato da sottoporre ad approvazione da parte di codesta Soprintendenza Archeologica”.
In generale le opere di ammodernamento dei binari, tra l’altro, devono salvaguardare e valorizzare i paesaggi e le figure territoriali di lunga durata, conservare gli equilibri idrogeologici dei bacini idrografici, ripristinare le condizioni originarie e naturali dei corridoi fluviali.
Il territorio pugliese interessato dal disegno ferroviario comprende i Monti Dauni, la Valle dell’Ofanto, le Marane di Ascoli Satriano, la Piana foggiana della Riforma, i Comuni di Candela, Ordina, Foggia, Rocchetta Sant’Antonio.
Quando avranno inizio i lavori sul percorso Potenza-Foggia, probabilmente utili a far uscire queste aree appulo-lucane dal vetusto sottosviluppo pre-capitalistico? Non è dato sapere.
Possiamo dire invece che risale al 18 aprile 1994 il Decreto del Presidente della Repubblica n.383 il cui articolo numero 3 ha per oggetto l’intesa Stato-Regioni sulle nuove infrastrutture ferroviarie da costruire nelle lande economicamente depresse del Sud Italia.
E solo in data 2 agosto 2012 in quel di Roma sopraggiunge il Contratto istituzionale di sviluppo – firmato da Ministro per la Coesione Territoriale e Ministro delle Infrastrutture e Trasporti e presidenti di Regione Campania, Regione Puglia, Regione Basilicata, Ferrovie dello Stato Italiano, Rete Ferroviaria Italia S.p.A. – per la creazione della direttrice ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto Progetto definitivo del Sottoprogetto n.2 relativo al tratto Potenza-Foggia.
Stante questa antimoderna procedura in fatto di elementari servizi pubblici (vedi il raddoppio dei 46 chilometri di strada che da Altamura portano a Bari, iniziato ben 12 anni fa e, fine luglio 2018, non ancora ultimato), ovvio che gli imprenditori seri e i laureati non aggrappati all’elemosina concessa dalla piccola borghesia di sottogoverno appulo-lucana scelgono di fuggire in Alta Italia e, soprattutto, da cinque anni in qua verso Francia, Spagna e Inghilterra.
Carlo Levi nel 1972 scriveva parole incredibilmente attuali: “Il costo umano dell’emigrazione è immenso, sia come somma di sofferenze individuali, di perdita di salute di vita, di valori insostituibili, sia come morte e deserti di intere regioni, come decadenza e corruzione e desolazione dei paesi e città di emigrazione, spopolati e inesistenti, dove al di là di una certa soglia ogni vita reale si perde, e i vecchi e gli incapaci stanno seduti sui muretti delle piazze in attesa di nulla…”.

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