TAP, battibecco tra ministro Lezzi e presidente Emiliano

Botta e risposta tra il ministro per il Sud Barbara Lezzi (M5S) e il presidente della Giunta regionale pugliese, Michele Emiliano (Pd), su Tap: trans adriatic pipeline.
Il ministro parla di «bella sceneggiata» riferendosi all’appello fatto ieri su Facebook da Emiliano al pentastellato Alessandro Di Battista riguardo al futuro del Tap.
Emiliano replica dandole della «maleducata», e di aver «portato offesa alla Regione Puglia» chiedendole di scusarsi.
Il litigio è avvenuto mentre i due erano seduti, vicini, nella stanza della presidenza della Regione Puglia Lungomare di Bari, durante la conferenza stampa convocata al termine di un incontro sul progetto del nodo ferroviario di Brindisi.
La lite tra Emiliano e Lezzi (contestata alcuni giorni fa a Lecce dagli attivisti No Tap che l’accusano di avere «disatteso le promesse elettorali»), è cominciata dopo una domanda dei giornalisti che chiedevano al ministro un commento sul post di ieri del presidente pugliese che chiedeva aiuto al grillino Alessandro Di Battista, per spostare l’approdo del gasdotto più a nord della zona turistica di Melendugno dove è invece previsto.
«È stata una bella sceneggiata quella del presidente Emiliano perché Alessandro Di Battista – ha detto il ministro – è a diversi chilometri da qui, e non è al governo». «Stiamo lavorano per bloccare l’opera – ha proseguito – Abbiamo sempre sostenuto che Tap non è un’opera strategica per il nostro Paese. Quello che ho detto in questo mese e mezzo che siamo al governo, è che quest’opera è vincolata da un trattato internazionale. È una questione complessa da affrontare, non è una barzelletta, non è una chiacchiera, non è un post su Facebook, si deve lavorare molto seriamente».
«Capisco che una contestazione possa sconvolgere il ministro fino al punto da farla andare fuori giri – le ha replicato Emiliano mentre il ministro lasciava polemicamente il tavolo – però si dovrà abituare, perché governare significa alle volte anche essere contestati. Il ministro oggi ha offeso la Regione Puglia con accuse farneticanti».
Emiliano ha poi accusato la ministra di avere reso pubblico l’incontro di oggi (che era dedicato allo snodo ferroviario dall’aeroporto di Brindisi) che avrebbe dovuto rimanere riservato, convocando la stampa perché, «evidentemente – ha detto – aveva già intenzione di fare questa sceneggiata intollerabile».
Ha quindi annunciato che presenterà le sue «lamentele al presidente del Consiglio dei ministri (il foggiano Conte, ndr) per questo evento che considero veramente fuori da ogni considerazione».
Ed ecco che il ministro Lezzi torna a sedersi accanto al presidente Emiliano che l’accoglie augurandosi che fosse tornata «per scusarsi e ricominciare a fare il ministro». Ma il battibecco è continuato con Lezzi che sottolinea «la presunzione del presidente di imbeccare il premier Conte su un eventuale rimprovero che dovrebbe essere rivolto a questa persona. Sono turbata non dalle contestazioni subite, ma dalla scostumatezza istituzionale del presidente Emiliano che è stato accolto da tutti i ministri di questo Governo e che ha preferito bypassarli tirando in ballo Di Battista”.
«Il Movimento 5 Stelle con il presidente Emiliano non ha nessuna complicità “, ha aggiunto la Lezzi rispondendo ad Emiliano che l’accusava di parlare a titolo personale e non a nome del Movimento.
«Noi siamo profondamente oppositori delle politiche di Emiliano su tutti i fronti – ha detto il ministro – sia con il suo partito a livello nazionale, che è il Pd, che qui in Regione. Non esiste alcuna chiamata che lui fa al presidente Conte per redarguire il ministro, ma stiamo scherzando, e io sarei la maleducata istituzionale».
Lezzi è quindi andata via mentre Emiliano l’ha nuovamente accusata, non solo di avere fatto «una chiassata, ma anche di avere contraddetto ciò che il presidente della Repubblica aveva detto su Tap. Il ministro – ha detto Emiliano – non si rende conto di che cosa ha combinato oggi. Mancare di rispetto al presidente della repubblica in questa maniera così plateale non è consentito neanche ad un ministro inesperto che da poco ha preso le funzioni. Si deve dimettere».

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