Puglia, diminuiscono le importazioni di grano canadese

“Il crollo delle importazioni di grano canadese sta consentendo una ripresa delle vendite del made in Puglia”. Parole del presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo.
Una buona notizia per la Puglia, che è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali di prodotto. Il paradosso, spiegano da Coldiretti Puglia, è che la Puglia è anche una delle regioni che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione.
«Si sono letteralmente azzerate le importazioni di grano canadese nel primo trimestre del 2018, appena 200mila chili rispetto ai 181 milioni di chili arrivati nei nostri porti nello stesso periodo dell’anno precedente – ha continuato Moncalvo – grazie al generale riposizionamento dell’industria pastaia in una situazione in cui il Canada è stato a lungo il principale fornitore di grano duro dell’Italia per un quantitativo che nel 2017 è stato pari a 720milioni di chili a fronte di 4,3 miliardi di chili prodotti sul territorio nazionale. In altre parole un pacco di pasta su sei prodotto nel nostro Paese era ottenuto con grano canadese».
A determinare il drastico cambiamento è stato il fatto che in Canada il grano duro viene trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate in Italia, come denunciato più volte dalla Coldiretti.
Secondo un primo monitoraggio di Coldiretti e Consorzi Agrari d’Italia, si stima, però, un calo della produzione di grano duro in Puglia nelle aree dove si è abbattuto il maltempo tra il 20% e il 70% e in Italia sui circa 1,3 milioni di ettari coltivati del 5-10% rispetto allo scorso anno, per un totale nazionale di poco superiore alle 4 milioni di tonnellate.
Si registra inoltre un abbattimento dei prezzi di vendita delle angurie e dei meloni gialli in provincia di Lecce, Brindisi e Taranto, a causa delle importazioni massicce di prodotto straniero: Egitto, Tunisia, Spagna e Grecia, e delle conseguenti distorsioni del mercato, per cui le aziende agricole non riescono neppure a coprire i costi di produzione.
«Nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto le quotazioni di angurie e meloni gialli sono crollate vertiginosamente. Mentre cresce l’inflazione, nei campi è deflazione – incalza il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – con le angurie pagate in campagna 5/6 centesimi al chilo e i meloni gialli che non superano i 20 centesimi. Gli agricoltori non si vedono neppure riconosciuti i costi di produzione, mentre i prezzi di vendita al consumo subiscono la solita decuplicazione a danno dei consumatori». La conferma arriva dai dati Istat sull’andamento dei prezzi: continua a crescere l’inflazione e a spingere il carrello della spesa sono proprio gli aumenti dei prodotti alimentari rispetto allo scorso anno, dalla verdura (+4,8%) alla frutta (+7,9%), un fenomeno in controtendenza con l’andamento dei prezzi in campagna.
«Serve un impegno di filiera per salvare il frutteto pugliese che in 10 anni dal 2006 al 2016 si è ridotto del 15% – denuncia il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – perdendo oltre 8mila ettari. Occorre aumentare i controlli sull’ortofrutta fresca di importazione, spesso etichettata e spacciata per pugliese ed estendere al più presto l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi, per evitare che venga spacciata come Made in Italy quella importata dall’estero. Pratiche commerciali sleali lungo la filiera stanno provocando situazioni di crisi diffuse per i produttori di frutta estiva: servono, conclude Coldiretti, interventi per prevenire e perseguire tali pratiche.

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