Decreto Salvini-Di Maio, che ne sarà dei precari Arif e Sanitaservice Puglia

Il provvedimento – decreto dignità – approvato dal Consiglio dei Ministri a gestione Salvini-Di Maio fa nascere non pochi problemi anche per le società pubbliche affollate di maestranze precarie o a tempo determinato. Per esempio, le compagini della Regione Puglia come Arif (agenzia regionale impianti irrigui e forestali) e Sanitaservice che opera nel comparto della sanità.
“Con il decreto dignità che fine fanno i lavoratori di Arif e Sanitaservice?” E’ la domanda articolata dal Presidente del Gruppo consiliare dei Popolari, presente nel Consiglio regionale pugliese, Napoleone Cera.
Che specifica quanto segue : “Quale futuro lavorativo li attende? Possono sperare in un lavoro stabile, oppure devono temere di tornare a casa, perché non sarà più conveniente alla scadenza prolungare i loro contratti? Senza prendere in considerazione l’indefinita prospettiva in cui si trascineranno le agenzie di lavoro, legate ai contratti di somministrazione. Più che una Waterloo del Jobs act, mi pare una vittoria di Pirro.
La dignità del lavoro, caro Ministro che pure di precarietà dovresti averne profonda conoscenza, non si conquista con la stabilità. Ambire a un lavoro stabile è una priorità per ogni lavoratore, ma non è con la stabilizzazione che si acquista una dignità lavorativa, altrimenti sarebbero indecorosi la maggior parte dei contratti nel settore privato che vengono ‘somministrati’ in Europa. Se poi si vuole provocare, anche nel settore del lavoro, la distruzione del sistema europeo, basta dirlo senza giri di parole e comportarsi di conseguenza.
Piuttosto sarebbe importante prevedere nuove forme di tutela e di sostegno a chi cerca un lavoro, rivedendo, in modo profondo, l’organizzazione territoriale degli uffici di collocamento e le politiche di collaborazione tra imprese, agenzie di lavoro e lavoratori. Così da evitare di trasformare la perdita di lavoro in una tragedia, e trovare invece assistenza verso una mobilità lavorativa ragionata e dignitosa”.
“Il tema – conclude Cera – non può essere solo puntare al traguardo della stabilità, che spesso è sinonimo di inamovibilità, ma di garantire politiche lavorative non ingannevoli, non strumentali, non ideologiche, perché non è accorciando i periodi delle proroghe per i contratti a termine o aumentando l’indennità in caso di licenziamento illegittimo, che si crea maggiore occupazione, caso mai si stringono lacci alle imprese e alla dinamicità del mercato del lavoro, a discapito dei giovani e dei livelli occupazionali”.

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