Gravina in Puglia e il culto del SS. Crocifisso

L’antica devozione della città di Gravina verso il Santissimo Crocifisso. Raccontata nel libro “Il culto del SS. Crocifisso”, realizzzato dall’Associazione culturale SS.Crocifisso. Si leggono interventi di Mons. Giovanni Ricciuti Arcivescovo di Altamura, Gravina e Acquaviva delle Fonti, del Parroco Don Nicola Scarcella, del presidente Associazione culturale SS.Crocifisso Serafino Dipalma. E scritti interessanti di Isabella Di Liddo del Dipartimento LeLia Università degli Studi di Bari, dell’avvocato Giuseppe Schinco, della Docente di Lettere Carmen Morra, con la collaborazione di Giuseppe Ardito e Mauro Barnaba.
Sfogliando il testo si apprendono notizie e dati storico-artistici in merito ai Crocifissi lignei che è possibile ammirare nelle molte chiese presenti nella città di Papa Benedetto XIII: Basilica Cattedrale, Santa Sofia, San Francesco, San Nicola, San Sebastiano, Santuario Madonna delle Grazie.
Per esempio che “anche la scultura in legno sia stata espressione di una colta committenza eterogenea (ecclesiastica, nobiliare e confraternitale), che sempre più mostra di apprezzare “le scolture sagre in legno di codesti Virtuosi per la loro esquisitezza, o pe’ muscoli ben espressi, o per la carnagione ben colorita al vivo, o per la delicata dentatura e palato, vivacità degli occhi nel vetro, con le ciglia e capelli naturali, con le vesti di seta giusta il decoro… “(Giovan Battista Pacichelli,1700)”.
“Il Crocifisso della Cattedrale – rileva Isabella Di Liddo – collocato nella navata sinistra, è di grande qualità artistica del Seicento, attribuito a Nicola Fumo… qui fu costruito nel XVII secolo il cappellone polilobato a strapiombo sulla gravina: all’interno del succorpo è presente un Oratorio dedicato alla Croce, in corrispondenza del piano superiore è collocata la Cappella del Santissimo. A conferma di una certa devozione per il Crocifisso nel succorpo si conserva un altro Crocifisso che mostra una sensibilità naturalistica eccezionale come per esempio l’uso dei capelli veri, pratica conosciutissima e diffusa a Napoli. Al XVI secolo si può datare il Crocifisso presente nella Chiesa di San Francesco. L’edificio, rammodernato nel periodo barocco, vanta uno degli organi più maestosi della Puglia, realizzato dalla bottega napoletana dei Carella, attivi anche a Napoli e in Basilicata. Il Cristo è rappresentato morto con la testa inclinata, coperta da una corona di spine, e la bocca semiaperta secondo l’iconografia del Cristo Patiens…”.
Perché questo rapporto forte, secolare tra popolo e Crocifisso? “Gli uomini ricorrono a simboli e riti – sostiene l’avvocato Schinco – per esprimere la loro appartenenza, scelgono luoghi e monumenti per espletare i loro atti di culto, i Gravinesi hanno scelto la Croce, la festa del Crocifisso con la benedizione dei campi perché nel loro inconscio ritengono che il sangue di Cristo caduto dalla croce e diffusosi capillarmente su tutto l’animato e l’inanimato, possa preservare da ogni avversità loro stessi, la loro città e il loro lavoro”.
Il libro è disponibile presso l’Associazione culturale SS. Crocifisso, la Libreria Parrulli Vincenzo in via Giacomo Matteotti 26 e gravinamateriale.it.

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