Bari, Palagiustizia tra sgombero e indagine su violazione norme di sicurezza

Un’indagine per violazione delle norme relative alla sicurezza sul lavoro e pericolo di crollo è in corso da parte della Procura di Bari con riferimento alle criticità strutturali del Palazzo di Giustizia di Bari di via Nazariantz, che ospita gli uffici della Procura della Repubblica e del Tribunale Penale. Lo si apprende da fonti giudiziarie all’indomani dell’annuncio del procuratore, Giuseppe Volpe, di un probabile sgombero del palazzo sulla base di una relazione tecnica depositata dall’Inail, ente proprietario dell’immobile, che individua preoccupanti criticità strutturali nelle fondamenta e nei solai.
L’ordinanza di sgombero potrebbe essere firmata già oggi dal sindaco, Antonio Decaro. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Fabio Buquicchio, è al momento a carico di ignoti.
Nell’ambito di questo nuovo fascicolo, circa due mesi fa i magistrati baresi hanno conferito incarico per una consulenza tecnica al professor Bernardino Chiaia del Politecnico di Torino (rpt, Bernardino Chiaia del Politecnico di Torino).
La relazione, che non è stata ancora depositata, riguarderà gli stessi aspetti già analizzati nella relazione commissionata allo studio Vitone dall’Inail.
Sulle stesse ipotesi di reato, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e pericolo di crollo, la Procura di Bari aveva già avviato nel 2010 una indagine, coordinata dal pm Renato Nitti, il quale aveva incaricato delle verifiche tecniche al Servizio di vigilanza sull’igiene e sicurezza dell’Amministrazione della Giustizia (Visag) e ai Vigili del Fuoco.
Già all’epoca si parlò di rischio chiusura del palazzo. Poi, nel 2012, furono eseguiti lavori di consolidamento della platea di fondazione – oggi valutati come inutili ai fini della staticità dell’immobile – e si scongiurò il rischio crollo e, quindi, lo sgombero. Gli atti di quella indagine furono trasmessi per competenza alla Procura di Lecce su iniziativa dell’allora procuratore di Bari, Antonio Laudati, che in qualità di datore di lavoro e responsabile della sicurezza dei lavoratori, avrebbe potuto essere indagato.
La Procura di Lecce, competente ad indagare su magistrati in servizio presso la Corte d’appello di Bari, archiviò l’inchiesta e rinviò gli atti a Bari che nei mesi scorsi ha aperto il nuovo fascicolo d’inchiesta per valutare eventuali altre responsabilità.
Sul Palagiustizia di via Nazariantz negli ultimi 15 anni sono state avviate anche altre indagini che hanno portato a due procedimenti penali, entrambi a carico dei costruttori, Giuseppe e Antonio Mininni.
Sia il primo, per abuso edilizio – che nel 2002 portò al sequestro con facoltà d’uso dell’immobile (revocato nel 2008) -, che il secondo, per frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dell’Inail e del Comune e falso, si sono conclusi con condanne in primo grado e prescrizione dei reati in appello.
Nel frattempo il Comune ha sospeso, per ragioni di sicurezza, l’agibilità del Palagiustizia. Pertanto il presidente del Tribunale Domenico De Facendis ha disposto il rinvio di tutte le udienze previste per i prossimi tre giorni ad eccezione di direttissime, riesame, udienze preliminari con detenuti e convalide degli arresti.
Il Ministero della Giustizia sostiene di aver preso contezza della situazione di pericolo del Tribunale penale di Bari sol il 21 maggio ma la Procura della Repubblica barese ha scritto decine di note, da più o meno 15 anni, proprio al Ministero romano per segnalare le carenze strutturali dell’immobile.
“Una vergogna nazionale. La paralisi degli uffici giudiziari che conseguirà dallo sgombero è il putno di non ritorno per una città che è stata, ed è, frontiera della lotta alla criminalità”.
Parole dell’avvocato penalista barese Michele Laforgia, che nel 2001 partecipò alla sciopero degli avvocati baresi contro lo spostamento degli uffici giudiziari in via Naziariantz. “Nei prossimi mesi sarà sospesa l’attività ordinaria degli uffici giudiziari penali – rileva Laforgia – con un’ennesima violazione del principio di uguaglianza tra i cittadini. I baresi non saranno uguali agli altri pugliesi e agli italiani.
In passato siamo stati gli unici avvocati d’Italia a svolgere l’attvità in un palazzo sotto sequestro, ora ci saranno gli unici cittadini con processi rinviati a data da destinarsi”.

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