Google Facebook e lo scienziato Tim Berners-Lee

Il ventinovesimo compleanno del web arriva in un momento di svolta per Internet, visto che ora più della metà della popolazione mondiale è connessa alla rete.
Anche quest’anno Tim Berners-Lee non è da meno e nella sua lettera prova a dare risposta a due domande: come connettere la restante metà degli abitanti della Terra? Siamo sicuri che questi vogliano far parte dell’internet che conosciamo oggi? Si tratta di due questioni che toccano due temi fondamentali per lo sviluppo della rete e della società.
La prima domanda pone l’enfasi sul problema del Digital Divide, che preclude l’accesso alla rete a miliardi di persone. Perdere questo accesso oggi non significa restare esclusi da contenuti di secondaria importanza, ma perdere la possibilità di accedere al pubblico dibattito, alla partecipazione democratica e al diritto di informarsi, apprendere e lavorare. Questo problema è ancor più amplificato se chi è estromesso dalla rete rientra almeno in una di queste categorie, ovvero è una donna, vive in aree rurali o in paesi a basso reddito ed è povera/o.
Nel 2016 le Nazioni Unite hanno stabilito che l’accesso alla rete è considerato un diritto fondamentale degli esseri umani, al pari dell’accesso all’acqua non inquinata, ad un riparo sicuro, al cibo e alla corrente elettrica. L’appello di Berners-Lee suona quindi come una nuova chiamata all’azione nei confronti di coloro che dovrebbero lavorare per garantire che persino questo diritto possa essere esercitato da tutti, anche se spesso i costi risultano essere ancora proibitivi.
Secondo le Nazioni Unite, la soglia minima a cui ogni individuo ha diritto di accedere è rappresentata da almeno 1GB di dati in mobilità ad un costo pari al 2% del reddito mensile medio, mentre in molti Paesi questo costo è ancora vicino a percentuali del 20%.
Berners-Lee non si limita a indicare le criticità ma, come è solito fare un vero uomo di scienza, prova a suggerire alcuni aspetti su cui lavorare, come ad esempio supportare le politiche che favoriscano la diffusione dell’accesso pubblico e libero alla rete, anche tramite reti WiFi comuni. Particolare attenzione deve essere prestata anche alle donne, con politiche che possano garantire un accesso sicuro alla rete e attività formative capaci di migliorare le loro abilità nel mondo digitale. Restare tagliati fuori, oggi, vuol dire perdere molte occasioni lavorative e di conseguenza ridurre le possibilità di essere indipendenti.
Il web è mutato profondamente nel corso di questi 29 anni e oggi è minacciato dallo strapotere dei cosiddetti gatekeepers, i guardiani del cancello che gestiscono l’accesso alle informazioni che filtrano ciò che può e deve essere detto e pensato dalla rete. A differenza dei suoi primi anni, la rete non è più una raccolta di siti e blog indipendenti tra loro, ma è schiacciata e compressa all’interno dei principali portali che svolgono quel ruolo di controllo appena descritto.
Berners-Lee punta il dito contro colossi come Facebook e Google, colpevoli di aver appiattito questo mondo e di averlo circoscritto all’interno di politiche mirate alla massimizzazione del profitto e non del bene comune. Le pratiche che sono originate da ciò hanno portato queste società a creare barriere contro gli avversari, ad accentrare tutte le forme di innovazione e le menti brillanti, assorbendo all’interno di essi tutte le più piccole startup innovative migliori.
Nella sua previsione Berners-Lee sottolinea come i prossimi 20 anni saranno molto meno innovativi di quanto non lo siano stati i 20 precedenti, proprio a causa delle politiche che pongono un freno alla reale possibilità di sviluppo e cambiamento. Oltre a ciò, l’accentramento della gestione delle informazioni ha portato il web a divenire una vera e propria arma. Fake news, account creati per diffondere odio e incertezze, ingerenze di altri governi nell’attività democratica di un paese, teorie del complotto, furti di dati personali e molti altri mali sono nati proprio in questo terreno a loro fertile, il quale ha favorito la trasformazione del web in uno strumento atto ad amplificare le paure e a marcare nettamente i confini tra noi e loro, io e voi.
Anche in questo caso Berners-Lee ha una proposta da fare e parte dalle parole dell’attivista John Perry Barlow che “un buon modo per inventare il futuro è predirlo”.
Il concetto potrebbe sembrare scontato e semplicista, tuttavia bisogna chiedersi: che cosa vuol dire predire il futuro? Per Berners-Lee la risposta è nell’unione delle menti più brillanti, provenienti da qualsiasi campo – dalla politica alla tecnologia, dalla società civile, dal mondo delle arti e dalle accademie – al fine di immaginare il futuro e di pensare a quali potrebbero essere le minacce da affrontare.
Le grandi società del web si muovono in maniera indipendente e scoordinata all’interno di questo campo e Berners-Lee ritiene che sia ora che venga creata un’istituzione super partes che stabilisca una linea di condotta valida per tutti e indirizzata verso il bene comune.

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