Puglia, chiamalo lavoro nel call center

Un altro caso di irregolarità in un call center di Taranto è stato scoperto e segnalato dal sindacato lavoratori della comunicazione di Cgil. Tre lavoratrici hanno raccontato di paghe ridotte a un euro all’ora, detrazioni di un’intera ora in busta paga per 5 minuti di pausa per andare in bagno, stipendi in nero e nessuna copia del contratto di lavoro ai dipendenti.
“Le dichiarazioni delle lavoratrici finiranno all’ispettorato del lavoro e in procura”, afferma Andrea Lumino segretario generale della Slc Cgil di Taranto, in passato più volte minacciato per il suo impegno contro lo sfruttamento nei call center da sottoscala.
“Abbiamo cominciato a lavorare il 19 ottobre. Ci hanno detto che si lavorava 6 ore al giorno per 6,51 euro lordi, come previsto dal contratto nazionale ma subito ci è sembrato strano che il contratto a progetto che ci hanno fatto firmare era in unica copia. Lo abbiamo più volte richiesto ma non ci hanno mai dato una copia”, raccontano Annapia, Annalisa e Antonella.
“Il primo stipendio è arrivato il 6 dicembre ma era la metà di quello che ci aspettavamo – precisa Antonella – mancavano 15-20 ore a testa in busta paga e ci hanno detto che ogni volta che andavamo in bagno, anche per 5 minuti, veniva defalcata un’ora intera”. “In sei ore di lavoro si poteva fare una sola pausa di 15 minuti e non due come previsto dal regolamento – aggiunge Annapia – durante l’ultima settimana di ottobre ho lavorato 39 ore e ho ricevuto 92 euro in busta paga. Altre colleghe sono state pagate da 0,33 centesimi a un euro all’ora”.
Lumino e la Slc Cgil da anni sono impegnati nella denuncia dei call center irregolari, quelli in cui i dipendenti vengono maltrattati, sfruttati e sottopagati. Nella sola Taranto i call center danno lavoro a circa 7mila persone. Su 134 controlli del sindacato, in 100 casi sono partiti gli esposti per condizioni di lavoro inique.
“Stiamo valutando con i nostri avvocati la possibilità di applicare la legge anti-caporalato anche a questo contesto, perché in termini di paga e trattamenti ci sono le stesse condizioni” aggiunge Andrea Lumino che chiede alle istituzioni locali di siglare un protocollo sulla legalità nel settore dei call center.

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