Regione, spesi 780 mln euro a fronte di una dotazione di 10 mld

La Cgil pugliese ha tracciato un rendiconto della percentuale di spesa della programmazione 2014-2020 : una dotazione complessiva di 10,3 miliardi. Investimenti che potrebbero far ripartire l’economia e l’occupazione. Nel frattempo si scopre che sono stati spesi 780 milioni (più 1,9 miliardi per cui risultano solo avvii di selezione) pari al 7,5%. «Il nostro — dice Giuseppe Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia — è un invito a stimolare la crescita di una regione che non mostra segnali evidenti di ripresa. I fondi per infrastrutture, sostegno agli investimenti industriali devono essere subito immessi sul mercato per creare valore aggiunto. Basta con contrapposizioni politiche».
Lo spaccato delle tre principali linee d’intervento non evidenzia segnali incoraggianti.
Sul programma operativo Fesr-Fse, di 6,7 miliardi, risultano spesi 500 milioni (pari al 7,4%). La Regione, come affermato dallo stesso presidente Emiliano, sostiene di essere a buon punto tanto da aver «impegnato oltre due miliardi».
«Si tratta — è scritto nello studio della Cgil — di avvio di selezione, poiché i dati in nostro possesso che sono ricavati rigorosamente dalle delibere di giunta e dalle determine dirigenziali emanate ci dice che a maggio 2017 erano stati emanati bandi e avvisi pubblici per meno di 500 milioni in totale».
Ancora peggio va l’andamento per la spesa del piano di Sviluppo Rurale: 1,7 miliardi a disposizione. Ne sono stati utilizzati 40 milioni (2,4%) e altri 51 derivano dai vecchi progetti che sono stati finanziati con l’attuale programma (senza dei quali si scende ai 40 milioni). Infine, c’è il Patto per la Puglia-Fondo Sviluppo e Coesione. L’ammontare delle risorse è di 1,9 miliardi. «Il governo fino alla fine del 2019 — prosegue l’analisi Cgil — mette a disposizione soltanto 380 milioni, ma i progetti esecutivi pronti che potrebbe dare avvio a nuove opere riguardano invece complessivamente una cifra di 240 milioni (12,6% del totale), costo della progettazione compreso». La Cgil effettua un’analisi dei contenuti della spesa «bloccata». «Come si vede — conclude l’approfondimento del centro studi del sindacato — siamo in presenza di un ritardo complessivo e tale ritardo riguarda in maniera ancora più preoccupante quei settori che più di altri determinerebbero, se si attivasse la spesa, un’incidenza sostanziale sia sulla qualità della vita dei cittadini pugliesi, sia sui servizi sociali e sanitari, sia sulle infrastrutture».
Per il Por Fesr-Fse la gran parte delle risorse spese vanno a favore delle aziende. C’è un fortissimo ritardo su tutti gli interventi infrastrutturali sia quelli di diretta competenza della Regione e sia quelli di soggetti beneficiari. «C’è certamente una parte di responsabilità che attiene alla farraginosità delle procedure — conclude Gesmundo —, ma c’è anche una organizzazione degli uffici regionali che a distanza di due anni dalla adozione mostra tutti i propri limiti. C’è una responsabilità delle stazioni appaltanti che sembrano operare su tempi biblici in un mondo che invece richiede la massima velocità. In sintesi crediamo che sarebbe necessaria una vera cabina di regia da parte di chi ha la massima responsabilità politica per coordinare gli interventi. Lo dobbiamo ai pugliesi».

Potrebbe piacerti anche Altri di autore