Quando i mediocri gestiscono il potere

“ La Mediocrazia”(Neri Pozza Editore) è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal.
Deneault scrive : «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere».
Perché i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti?
Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che porta i mediocri contemporanei a posizionarsi sempre al centro, anzi all’«estremo centro».Ecco la guida ideologica,in sintesi : mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale,tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la mediocrità eletta a modello di vita.
Essere mediocri, rileva Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni.
Comunque il mediocre deve essere un esperto. Deve avere una competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco».
Ma cosa vuol dire? Giocare il gioco significa accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi.
Giocare il gioco, racconta Deneault, è “… acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere affidabili, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti.Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale, è l’obiettivo del mediocre”.
Comportamenti utili a sottolineare l’appartenenza a un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. Alla fine dei conti, si tratta di atteggiamenti che tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano non si accorgono più di esserlo.
All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault – la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”.
Un successo costruito da Margaret Thatcher negli anni Ottanta e sviluppato negli anni successivi fino ad oggi. In un sistema caratterizzato dalla governance l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”.
Cioé alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente. In un regime di governance si è ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo.
La governance è in definitiva – sostiene Deneault – una forma di gestione neoliberale dello stato, caratterizzata dalla deregolamentazione, dalle privatizzazioni dei servizi pubblici e dall’adattamento delle istituzioni ai bisogni delle imprese.
Anche la terminologia cambia: i pazienti di un ospedale non si chiamano più pazienti, i lettori di una biblioteca non sono più lettori.
Tutti diventato “clienti”, tutti sono consumatori.
E dunque non c’è da stupirsi se il centro domina il pensiero politico. Le differenze tra i candidati a una carica elettiva tendono a scomparire, anche se all’apparenza si cerca di differenziarle. Anche la semantica viene piegata alla mediocrità: misure equilibrate, giuste misure, compromesso. È quello che Denault definisce con un equilibrismo grammaticale «l’estremo centro”
La mediocrità rende mediocri. Non è facile liberarsi, ammette il filosofo canadese. E cita Robert Musil, autore de “L’uomo senza qualità”: «Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe».
Per evitare un futuro dominato dai mediocri, Deneault indica una strada che parte dai piccoli passi quotidiani: resistere alle piccole tentazioni e dire no.” Non occuperò quella funzione, non accetterò quella promozione, rifiuterò quel gesto di riconoscenza per non farmi lentamente avvelenare”.
Resistere per uscire dalla mediocrità non è semplice. Ma bisogna tentare.Soprattutto in Italia, e Puglia.

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