Il mondo secondo Noam Chomsky

Noam Chomsky è giustamente considerato uno degli intellettuali più importanti del mondo. Il suo ruolo di coscienza critica dell’egemonia culturale americana ne ha fatto un  punto di riferimento a livello globale.
“Così va al mondo”, il saggio pubblicato da “Piemme” scritto con David Barsamian e Arthur Naiman parte da un assunto molto radicale.
Ecco : “In realtà non c’è mai stato nulla che potesse lontanamente assomigliare davvero al capitalismo. La verità è che le corporation insistono per avere Governi che le proteggano, e la loro stessa esistenza è un attacco ai mercati. Tutto questo parlare di capitalismo e libertà è una menzogna deliberata”.
Secondo Chomsky, senza alcuna elezione o votazione democratica, un consesso di oligarchi si è sostanzialmente autonominato senato del mondo in base al censo e alla classe sociale. Il ruolo del popolo è più o meno di ratificare, attraverso quello che si è ridotto a un rito formale – le elezioni -, decisioni già prese e comunque separate dalle politiche economiche, che si muovono su binari diversi dalla politica vera e propria.
Noam Chomsky,filosofo del linguaggio, è un acuto conoscitore delle dinamiche del potere, e un infallibile premonitore dei mali che affliggono le società occidentali. Quasi trent’anni fa aveva predetto il disastro della speculazione finanziaria, che negli anni ha sostituito l’economia di investimento, e il progressivo sgretolamento delle democrazie da parte delle ricche élite che più di tutto odiano essere intralciate da istanze sociali.
Il nuovo libro dell’intellettuale statunitense è un viaggio illuminante nella società, dentro i mass media e nelle stanze del potere di un sistema che rischia di trovare la sua prima ragion d’essere nel metodo di spartizione del bottino fra potentati economici e conniventi politici.
Demolitore delle ipocrisie del politicamente corretto, Chomsky è stabilmente nella lista dei dieci autori più citati di sempre (in compagnia di Shakespeare e di Aristotele, di Marx e della Bibbia), ma benché sia trattato come un’autentica celebrità in Europa e sia senza dubbio un critico sociale di enorme valore, appare l’equivalente moderno dei profeti del Vecchio Testamento: gli si addice il detto “nessuno è profeta in patria”.
Eppure le sue analisi e previsioni si rivelano quasi sempre esatte.

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