La strana vicenda del sistema Capodacqua pugliese

Un bel giorno assessori e funzionari della Regione Puglia si riuniscono per discutere una questione importante. Verificare la ripresa della sistemazione idraulica  del bacino Capodacqua,affluente sinistro del Bradano.

I tecnici stimano che per la “rifunzionalizzazione delle strutture”  bisogna trovare ben  9,4 milioni di euro.

Ultimamente si apprende  che “ la ripresa dei lavori del Capodacqua andrebbe rimessa a tempi imprevedibili”. Parole del Commissario straordinario del Consorzio Terre d’Apulia,scritte nella relazione consegnata alla Giunta regionale pugliese. E per quale ragione? Mancanza di denaro.

Forse è utile raccontare la vicenda Capodacqua.

Definita dagli esperti in uso e disuso dei finanziamenti statali e regionali italici : “  pozzo inesauribile di soldi e  impianti non compiuti  in terra pugliese”.

Si trova nei dintorni di Gravina,Poggiorsini,Spinazzola,Altamura. Messi a disposizione 67 miliardi di lire, per il cosiddetto sviluppo del Sud Italia.

Intervento che spunta dal mare delle carte giudiziarie locali regionali e statali.

Il Comune di Gravina impegna euro 10 mila quale ulteriore acconto per l’avv. Giovanni Tedesco. Trattasi del compenso relativo al giudizio pendente innanzi la Corte d’Appello di Bari.

Intrapreso dal Ministero dell’Ambiente in danno del Municipio gravinese,con oggetto i lavori del Capodacqua. L’azione del Ministero  intende contestare la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale civile di Roma, che ha rigettato la domanda risarcitoria ministeriale nei confronti del Comune. Quest’ultimo, secondo gli avvocati del Ministero, avrebbe provocato danni  a causa della sospensione delle opere irrigue in costruzione.

Pertanto,stante la non conclusione del programma idraulico,l’abbandono e il degrado delle infrastrutture non si arresta la diatriba milionaria che vede in ballo  Ministero dell’Ambiente, Consorzio Terre d’Apulia,Comune di Gravina, imprese appaltatrici.

Il progetto di bonifica che coinvolge le aree di Capodacqua,Pantano e Maricello è approvato durante il 1985 da Regione  Puglia e Agensud.

Gestione  affidata al Consorzio bonifica appulo lucano. Nel 1990 il Cipe,comitato interministeriale programmazione economica,sborsa i 67 miliardi stanziati.

Da realizzare sei laghi piccoli,scavare pozzi a 630 metri che, nel corso dei mesi caldi, dovrebbero alimentare gli invasi,costruire la rete  per dragare acqua presso gli umani(sempre più rari : pascolano invece mandrie di cinghiali, lupi,perditempo ecologici,fanatici dell’incontaminazione ambientale,cacciatori di zanzare psicopatiche,collezionisti di piante senza alcun senso) che sopravvivono nei fabbricati e masserie e case coloniche della Murgia Alta e Bassa.

Previsto anche  un parco eolico.

I  lavori vengono aggiudicati alle società Di Battista di Gravina e Intercantieri di Padova.

Trascorsi più di venti anni risultano eseguiti quaranta chilometri di canali per la rete irrigua completata al 90% unitamente a strade e  ponti,quattro laghetti,pozzi dotati di meccanismi per il  sollevamento acqua,500 briglie di contenimento.

Strutture che dovrebbero spronare l’evoluzione agricola del territorio: 600 ettari che intersecano Altamura, Gravina,Poggiorsini,Spinazzola.

Del parco eolico, situato in cima a un promontorio lungo la strada statale n.97 contrada Filieri Calderoni, si notano tre torri in cemento armato  disperse nel nulla della zavorra murgiana.

Il tutto in balìa dei predatori,italostranieri, di rame e apparecchiature  elettriche. Le intemperie e la non manutenzione  deturpano canali,postazioni idrauliche e il sistema viario asfaltato.

Invece è vivo  e pimpante il contenzioso giudiziario.

Nasce durante il 1994 allorchè la Procura della Repubblica di Bari mette sotto sequestro il canale Capodacqua.Motivo?

Presunte violazioni della Legge a tutela del paesaggio.

Ma  il Pretore di Gravina(sentenza n.124/1997) afferma che “… non c’è stata alcuna violazione delle Leggi in materia ambientale e paesaggistica”, e dissequestra il cantiere.

Contemporaneamente  sopraggiunge un provvedimento del Ministero dell’Ambiente. E’ recapitato d’urgenza ai Comuni  interessati dalle attività di sistemazione idraulica.

Ai sindaci non resta che sospendere le concessioni edilizie  poichè “… è necessario effettuare la valutazione di impatto ambientale”.

La dirigenza del Consorzio bonifica appulo lucano, successivamente denominato Consorzio bonifica Terre d’Apulia, replica depositando  ricorso al Tribunale superiore delle acque.

I giudici romani, a giugno 1999, sottoscrivono il dispositivo favorevole al Consorzio “… per quella fattispecie di lavori non c’è bisogno della valutazione impatto ambientale”.

D’altro canto le imprese appaltatrici Di Battista e Intercantieri  citano a giudizio e ottengono facoltà di pignoramento dei beni  del Consorzio.

Quest’ultimo controbatte affermando: “ Il danno alle imprese non è colpa nostra ”, e fa causa al Ministero dell’Ambiente.

Il Tribunale di Roma dà ragione ai legali del Consorzio Terre d’Apulia e condanna il Ministero a pagare 12 milioni e 652 mila euro,oltre interessi. Pronuncia confermata in Corte d’Appello.

A tutt’oggi pende vertenza,in Cassazione, aperta dal  Ministero dell’Ambiente.

Il credito del Consorzio Terre d’Apulia è stato calcolato in 22 milioni e 812 mila euro.

Nel frattempo da tale somma, a fronte di decreti giudiziari , hanno attinto l’impresa Matarrese(4 milioni e 322 mila euro) e l’impresa Intercantieri(739 mila euro).

Dopo l’esecuzione fatta da Equitalia spa per alcuni debiti a carico del Consorzio,il residuo creditizio  è di 7 milioni e 660 mila euro.

Capitale su cui,marzo 2014, interviene atto di pignoramento di  7 milioni e 359 mila euro da parte di Italfondiario spa,riconducibile a un prestito bancario.

Per quanto il Consorzio ha sostenuto l’impignorabilità dei 7 milioni e 660 mila euro,essendo destinati al completamento dei lavori per il Capodacqua,  il Giudice   li avrebbe assegnati alla società Italfondiario.

Se la decisione del Magistrato diventa esecutiva  le spettanze del Consorzio nei confronti del Ministero dell’Ambiente  si azzerano.

Riportando così il sistema idraulico Capodacqua nel cimitero dei sogni pubblici infranti.

Tra ricorsi,citazioni, interessi legali,lucro cessante delle imprese, licenziamento di maestranze,parcelle di avvocati e periti,danni ambientali,manomissione di quanto edificato il gruzzolo monetario speso da Regione,Comuni e Stato  ha raggiunto i 70 milioni di euro.

Al momento, giugno 2017.

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