Matera,presunta città europea della cultura senza una sua Banca

Il ruolo creativo della finanza è una leva potente anche per lo sviluppo delle scienze e della cultura.
Matera da più anni non ha  un suo istituto bancario. In principio fu la Banca Popolare del Materano sede legale nella Città dei Sassi, fondata nel 1881 grazie alla fusione tra Banca Mutua Popolare di Matera e Banca Popolare Cooperativa Montescaglioso e Banca Cooperativa Ferrandinese.
Durante il 1995 entra a far parte del Gruppo Bper Banca Popolare Emilia Romagna  e  l’anno 2008  con Banca Popolare di Crotone dà vita alla Banca Popolare del Mezzogiorno,presieduta dal calabrese  Francesco Antonio Lucifero e presidente onorario il materano prof. Donato Masciandaro. La Banca calabro-lucana a fine 2014 viene incorporata da Bper che  ne detiene  una partecipazione del 96,92%. Nessun originario di Matera ai vertici della nuova Bper Banca.
Ultimamente si è celebrata l’inaugurazione,nel capoluogo materano, dello sportello di Banca Popolare Pugliese, sede legale Parabita(Lecce), che dall’11 luglio 2016 gestisce la tesoreria del Comune di Matera.
Il 18 giugno scorso l’apertura della filiale della BCC di Alberobello e Sammichele di Bari.
Banca in cui da gennaio 2015 la carica di direttore generale vicario è stata ricoperta dal potentino Giampiero Maruggi.Questi  a luglio 2015 si dimette  perchè nominato amministratore unico di Sviluppo Basilicata spa proprietà della  Regione Basilicata che lascia il 18 aprile 2017,ex direttore generale della Banca Popolare del Materano,ex direttore generale Banca Popolare del Mezzogiorno,ex direttore generale Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza.
Le altre banche presenti in città,con una o più succursali, sono  Banca Popolare di Puglia e Basilicata(il 20 aprile 2015 la sede legale è trasferita da Matera ad Altamura,nel consiglio di amministrazione della Banca non esiste rappresentanza materna o lucana), Banca Popolare di Bari, Monte dei Paschi di Siena, Banca Prossima, Ubi Banca-Carime,Banco di Napoli,Banca Apulia,Unicredit,BCC di Santeramo in Colle, BCC di Cassano Murge e Tolve, Banca Intesa San Paolo,Banca Nazionale del Lavoro.
A  Matera c’era la filiale della Banca d’Italia. Chiusa definitivamente  il 15 settembre 2009. Nonostante  lettere e  petizioni di sindaci e sindacati inviate al Governatore Mario Draghi : “ La ventilata chiusura degli uffici significherebbe condannare il già fragile sistema economico di questa città ad un altro duro colpo,dopo le continue penalizzazioni inflitte ultimamente al territorio,che ne limitano lo sviluppo…”.
Pochi mesi fa Bankitalia avrebbe aggiudicato,tramite gara,l’ex sede materana di Piazza San Francesco in favore di MPH srl a un prezzo di 4,8 milioni di euro rispetto ai 5,2  fissati dal bando.
Il sodalizio MPH è riconducibile a due potentini : Pasquale Carrano farmacista e Michele Di Trana ingegnere. Opera nel mercato denominato “ information tecnology”,capofila di quattro imprese quali Smartp@per spa,Intema srl,Smartest srl e Batik It Sia. Novecento addetti di cui 700 presenti in Basilicata,otto stabilimenti dislocati cinque su territorio lucano,due in Veneto e uno nella Lettonia.
Perchè Matera non è riuscita a conservare un proprio sistema bancario?
In  mancanza,forse, di un ceto sociale e imprenditoriale autonomo,al passo con i tempi.
Non aggrappato esclusivamente all’edilizia palazzinara(l’urbanistica è tutt’altra storia) a fronte, tra l’altro, dell’invecchiamento della popolazione,ai salottifici finiti male a soli venti anni dalla nascita( poichè  intrapresa a basso contenuto tecnologico e facilmente imitabile), ai finanziamenti e appalti di stampo regionale e parastatale e europeo che hanno prodotto quasi niente: basta inoltrarsi nel cimitero delle fabbriche dismesse e inquinanti che si trovano  in Val Basento o nei meandri della perenne cassa integrazione e variopinto assistenzialismo di Stato.
E comunque in Basilicata non è mai esistita e non c’è una borghesia  un poco moderna che trascina il resto della società verso mete di progresso. Al contrario domina la corporazione impiegatizia  foraggiata dalla nomenclatura politica  perchè ottimo serbatoio di voti. Si notano gruppi partitocratici e combriccole paesane in lotta  per accaparrarsi il ricco piatto dei denari stanziati dai Ministeri italiani e dall’Unione Europea(Fse-Fesr-Pon-Por-Programma rurale-Gal). Epperò cresce l’emigrazione di centinaia di giovani e meno giovani laureati e diplomati.
Tragedia sociale e antropologica non molto dissimile da quella raccontata da Carlo Levi
nel 1972 :”Il costo umano dell’emigrazione è immenso,sia come somma di sofferenze individuali,di perdita di salute,di vita, di valori insostituibili, sia come morte e deserti di intere regioni,come decadenza e corruzione e desolazione dei paesi piccoli e grandi,spopolati e inesistenti : dove al di là di una certa soglia,ogni vita si perde. E i vecchi  e gli incapaci stanno lì seduti sui muretti delle piazze,in attesa del nulla; e i resti di una piccola borghesia parassitaria incattiviscono,disputandosi il conto delle anime morte(per qualche sperato sussidio o contributi della Cassa del Mezzogiorno).La vita si fa ogni giorno sempre più lontana,le distanze sempre più grandi; la frattura di un mondo scisso appare sempre più insanabile  se non ad opera di grandi rivolgimenti,se non se ne distruggono le cause”.
Ce la farà Matera 2019 a svolgere cultura vera con più o meno 100 milioni di euro che dovrebbero essere elargiti,nel tempo e con  peripezie burocratiche, da Governo nazionale,Regione Basilicata e Unione Europea?
Oppure,come già si registra, ci si accontenterà del turista mordi e fuggi,incolto,a caccia di pizza e piadine e kebab e varia gelateria,beato nel selfie scattato nei pressi del Sasso Caveoso?
E dei furbetti materani  che nel commercio e ristorazione e pernottamento aumentano,ingiustificati, i prezzi : per dire, un euro costa il caffè nel baretto scalcinato di Piazza del Sedile e un euro si paga al bar del Four Seasons,hotel a 5 stelle in via Gesù centro di Milano…

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